Centrodestra in testa, record di astensioni

b PESCARA./b Gianni Chiodi - ex sindaco di Teramo, senza tessera di partito, ma vicino a Forza Italia - sta vincendo le elezioni regionali abruzzesi con il 49,86% dei voti, contro il 42,01% del deputato dipietrista Carlo Costantini, candidato del centrosinistra, a metà dello scrutinio.BR Oltre alla sconfitta elettorale sul Pd si abbatte un'altra mazzata: il sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd, Luciano D'Alfonso, è stato arrestato ieri sera e si trova agli arresti domiciliari. Il provvedimento, del Gip, De Ninis, era stato richiesto dal Pm Gennaro Varone. La tornata elettorale è stata caratterizzata da un elevato assenteismo: ha votato la metà degli aventi diritto, il 52,98 per cento, con un calo di 16 punti percentuali rispetto alle regionali del 2005 e di 28 punti sulle politiche (80,95%). Il voto è giunto dopo due anni e mezzo di legislatura per lo scioglimento del Consiglio regionale determinato dagli arresti, il 14 luglio, del presidente della Regione Ottaviano del Turco (Pd), di due assessori e un consigliere regionali (tutti Pd), di dirigenti e imprenditori per presunte tangenti nella sanità. PdL «costante», Idv in vorticoso aumento, Pd in diminuzione alle elezioni regionali abruzzesi. Dai 79 comuni scrutinati su 305 emerge che il Pdl è al 36,7 per cento (aveva preso il 38,2% alle politiche dalla primavera scorsa), mentre Italia dei Valori è salita al 14,4%, ben dieci punti percentuali sulle politiche (4,3%), mentre il Pd perde 13,1 punti percentuali, scendendo dal 33,7% al 20,6.BR La sconfitta era messa nel conto cosi come il fatto che il Pd sarebbe stato punito dopo la vicenda Del Turco. Ma le percentuali, anche se non definitive, sui voti ottenuti dai democratici in Abruzzo, sotto l'asticella prevista, e sul successo, pur immaginato di Di Pietro, bruciano e aprono nel Pd un dibattito sul tipo di opposizione e sull'efficacia dell'alleanza con Di Pietro che sfocerà nel chiarimento di venerdi in direzione. Appuntamento che l'ex pm non aspetta per individuare le responsabilità della sconfitta nei partiti «che non sono né carne né pesce, che dicono 'ma anche' e che non si decidono vengono puniti». Walter Veltroni era il primo a non credere che la rimonta in Abruzzo fosse possibile e che, con un partito alle prese con la questione morale, gli abruzzesi avrebbero fatto sconti dopo il terremoto di luglio. Ed è il primo, davanti alle cifre «impressionanti» dell'astensionismo, a non nascondere il «malessere» emerso verso il Pd: «Noi dobbiamo saper fare di più per la moralizzazione della vita pubblica. Io preferisco pagare un prezzo elettorale subito che compromettere la costruzione di un partito riformista necessario al Paese». «Va bene il dibattito - avverte Veltroni - ma certe volte la mia sensazione è quella della tela di Penelope. Serve un segnale di unità e coesione».BR