Una nuova voce dopo l'intervento
PAVIA. I volontari dell'Ailar si possono definire, volendo, una vera e propria parte integrante del reparto di Otorinolaringoiatra del policlinico San Matteo di Pavia. Infatti, la loro attività di assistenza psicologica pre e post intervento di laringectomia totale degli operati e dei loro familiari è ormai basilare all'interno del reparto. I volontari di questa associazione sono tutte persone operate in passato e che, quindi, possono essere un supporto morale e un esempio concreto per chi si sottopone oggi a questo intervento sempre molto delicato.
«Il nostro ‘lavoro' - spiega il presidente dell'associazione, Faliero Michelin - è quello di preparare i familiari e il malato prima dell'intervento perché l'impatto successivo è molto forte: c'è la perdita della voce e il cambiamento di molte abitudini. Quando operano per un tumore alla laringe essa viene rimossa, perciò si respira non più dalla bocca ma da un buco che ci lasciano sul collo, direttamente collegato alla trachea. L'altra attività importante svolta dalla nostra associazione è quella di riabilitazione alla parola e per questo abbiamo un rieducatore professionista, Ottavio Baldin, operato anche lui più di vent'anni fa». Le lezioni di riabilitazione vengono tenute il lunedi, il mercoledi e il venerdi, dalle 9 alle 11: «Molti di coloro che vengono operati qui in reparto - spiega Baldin - poi si associano e vengono alle mie lezioni per riprendere l'uso della parola, anche perché noi andiamo a trovarli in camera anche subito dopo l'intervento e sentire che noi riusciamo a parlare li sprona a sforzarsi e farsi insegnare».
Nell'1986 gli operati a Pavia di laringectomia erano 83, oggi si sono ridotti a 30: «Non so se questo succeda perché i malati di tumore alla laringe si siano ridotti o perché vanno in altri centri a farsi operare, comunque gran parte di chi viene operato qui si associa all'Ailar, ma non tutti vengono a scuola, abbiamo in media quattro o cinque persone alla settimana».
Ma quanto ci vuole per riprendere l'uso della parola? «Dipende dai casi - racconta l'educatore -. C'è chi in pochi mesi ci riesce c'è chi ci impiega un anno. Sono pochi quelli che desistono. Per riprendere a parlare nel nostro caso esistono tre modi: il metodo naturale, che è quello che insegno, di parlare con voce esofagea, il secondo, sconsigliato da molti medici, è quello di farsi impiantare un'apposita valvola che permette di parlare usando l'aria polmonare e il terzo, per chi proprio non ci riesce, è quello di utilizzare il laringofono, un'apparecchietto a pile che fa emettere una voce metallica. Comunque noi riusciamo a insegnare la voce esofagea nel 98 per cento dei casi: basta la volontà».
Tra le attività svolte dall'Ailar anche quella di fornire consigli agli operati: «Per esempio, - spiega il presidente - noi non possiamo fare il bagno ma la doccia si può fare, basta fare attenzione, noi consigliamo i neo laringectomizzati parlando della nostra esperienza personale. In più, agli iscritti, forniamo un tesserino dove vi è riportato anche come ci si deve comportare con noi in caso di incidente: ad esempio per noi la respirazione bocca a bocca non serve...». Ultima attività dei volontari è quella di procurarsi materiale apposito per i laringectomizzati: maglie con il collo alto di materiali appositi, bavagli, foulard e altri oggetti che gli operati possono reperire agevolmente presso la sede.
Giulia Cimpanelli