Il Veneto dice si, la Toscana no

L'ULTIMA parola sul nuovo calendario scolastico spetta alle Regioni che sulla proposta Rutelli-Fioroni già si dividono. Il Veneto, ad esempio, potrebbe dire «si» visto che già quest'anno ha inserito tra le festività scolastiche il ponte di Ognissanti (2 e 3 novembre), quello del 25 aprile (25 e 26 aprile) e una breve pausa invernale dal 3 al 6 febbraio. Dall'altra parte della barricata troviamo invece Toscana ed Emilia Romagna come anche i Comuni della Riviera Ligure oltre agli operatori turistici di Rimini e a gran parte degli studenti. «La proposta ci lascia perplessi - ha detto l'assessore all'Istruzione della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini -. Non è corretto decidere un calendario uguale per tutti, senza tenere conto delle differenze tra le regioni italiane, differenze climatiche ma anche di composizione sociale e abitudini e, soprattutto, senza mettere al centro gli studenti e l'organizzazione familiare. In Toscana si creerebbero una serie di problemi a livello strutturale, economico e turistico. Le nostre scuole non sono attrezzate con impianti di aria condizionata e il mese di settembre, soprattutto la prima metà, è ancora molto caldo. Ciò comporterebbe un grave dispendio di energia e investimenti strutturali notevoli per mettersi in grado di gestire l'anticipo. Quanto al turismo, credo che gli aspetti negativi sarebbero maggiori di quelli positivi».
A sollevare perplessità è anche l'assessore Guido Pasi, delegato dal presidente della Regione Emilia-Romagna al Turismo e al Commercio, che propone per il suo territorio di posticipare, invece, l'inizio delle lezioni di una settimana sfruttando l'autonomia regionale. Immediata la reazione negativa anche dei sindaci della Riviera Ligure di Ponente. Tra questi, il primo a scagliarsi contro il nuovo calendario scolastico è quello di Loano, Angelo Vaccarezza. «Ancora una volta non si tiene in considerazione la ricaduta di tale decisione - protesta. L'esigenza è quella di potenziare l'attività turistica, allungando la stagione balneare e le opportunità di ricchezza ad essa connesse. Sicuramente gioverebbe alla politica turistica posticipare l'apertura delle scuole piuttosto che anticiparla. Sarebbe stato meglio spostare il primo giorno di scuola al 1º ottobre, come accadeva molti anni fa».
E l'idea non è piaciuta neppure alla presidente dell'Associazione Albergatori di Rimini Patrizia Rinaldis: «Mi sembra che vada in forte controtendenza con gli sforzi e gli investimenti che gli operatori stanno facendo». Un eventuale allungamento del calendario scolastico, secondo Rinaldis penalizzerebbe la riviera assai più delle città d'arte e della montagna, «proprio perchè noi siamo una zona legata al turismo stagionale». Ed è per questo che «auspico - conclude - che il presidente della Regione Errani faccia sentire la sua voce contro questo provvedimento. Speriamo che prevalga il buon senso». Infine gli studenti. Secondo un'inchiesta del sito Studenti.it sono più del 70% i contrari e uno dei motivi è l'inadeguatezza delle scuole ad ospitare gli alunni ad estate inoltrata. (m.v.)