Aspettare cosa? Le leggi ci sono Intanto via le scritte su Nassiriya
Ha ripreso vigore in agosto la polemica scaturita dalla giusta indignazione per lo spettacolo che la nostra città offre con i muri di case, monumenti, edifici pubblici, strutture di ogni tipo utilizzati da soggetti sedicenti writers, taggers o che più semplicemente sono disadattati e maleducati insensibili al proprio e altrui decoro, alle proprietà pubbliche o private che siano. Nel contempo le campagne pavesi sono state visitate da qualche migliaio di giovani o meno giovani in quella kermesse dell'illecito denominata «rave party». Tutto è stato affidato alla pazienza, alla tolleranza, all'indulgenza di chi avrebbe potuto far intervenire le autorità preposte. Ma la situazione che più lascia perplessi - sia nel caso dei graffittari che nel caso dei festaioli del rave - è che si chiede, poi, l'intervento non della forza pubblica ma del legislatore. Per reati che sono già tutti previsti dal nostro Codice Penale (che non si può definire di centro destra o di centro sinistra).
Ma restiamo a quel monumento nazionale alla vergogna pubblica con insulti, disegni, oscenità che sono le facciate delle nostre abitazioni deturpate da pochi allucinati e confusi vandali. Si ha l'impressione positiva che l'Amministrazione comunale abbia superato la fase in cui riteneva di contrastare il problema realizzando accordi con i graffittari, denominati artisti di strada. Questo è sicuramente oramai un atteggiamento inattuale, considerando che il Sindaco è seriamente impegnato a contrastare senza indulgenza il fenomeno. Mi permetto però di introdurre qualche osservazione che riprenda il dibattito iniziato anni orsono. Anche nel campo dei graffiti e delle oscenità non servono nuove leggi, è già tutto scritto in modo chiaro e facilmente comprensibile nel codice penale. Questa precisazione può servire, come per l'episodio precedente, ad evitare che l'attesa della nuova legge (inutile) faccia procrastinare azioni già possibili ed efficaci.
Infatti il Codice Penale prevede sia il reato di danneggiamento all'art. 635, che il reato di deturpamento ed imbrattamento di cose altrui, all'art. 639. In particolare il Sindaco giustamente sostiene che imbrattare un muro in centro storico altera negativamente il decoro complessivo della città, di conseguenza chiede al centro sinistra di governo di affrontare il problema con una procedibilità d'ufficio e permettendo ai Comuni di costituirsi come parte danneggiata nei procedimenti a carico dei responsabili.
Si può rilevare come già il secondo comma dell'art. 639 prevede ciò che il Sindaco chiede e cioè testualmente che: «Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici, si applica la pena della reclusione fino ad un anno e della multa fino ad 1.032,00 euro e si procede d'ufficio».
Ora, vediamo cosa è successo negli ultimi anni a Pavia intorno al quesito: «Pulire o non pulire e soprattutto a chi tocca e chi paga». Qualcuno (ed io tra questi) propose di affidare il servizio di pulizia - da intendersi anche in senso verticale e quindi ricomprendendo facciate, muri, colonne e quant'altro - ad Asm Spa con un regolare contratto di servizio.
La 'ratio" della proposta era proprio nella considerazione che il decoro della città non potesse essere affidato alla volontaria pulizia di una serie non coordinata di proprietà private, costituendo, tale decoro, un bene pubblico, riconosciuto dalla Legge e da tutelare da parte dell'Amministrazione che avrebbe dovuto provvedere direttamente di conseguenza. Anche incentivare il singolo proprietario può servire a poco se l'intervento rimane isolato nel contesto o ancora, se introitato l'incentivo messo a disposizione anche sotto forma di sgravio fiscale, ripassano poco dopo gli scrittori demenziali a riprendere possesso del territorio.
Ancora, il messaggio di civiltà da portare a tutti, iniziando dalla scuole, non può che passare attraverso comportamenti coerenti da parte delle Autorità. Sono stati denunciati, anche se commessi da ignoti, i fatti accaduti laddove il procedimento è previsto d'ufficio e quindi la denuncia obbligatoria da parte dei Pubblici Ufficiali tenuti a preservare i beni oggetto di tutela? Sono stati denunciati per istigazione a delinquere, vilipendio e apologia di reato coloro i quali, anche se ignoti, hanno inneggiato per iscritto in via Foscolo e in piazzetta S. Marino alla strage di Nassiriya?
Personalmente posso ricordare un episodio che mi ha visto coinvolto direttamente. Il 23 settembre 2004 ho pulito in Corso Cavour una scritta di tre metri per tre che dal maggio 2001 insultava le Forze di Polizia con la dicitura 'Sbirri infami". Durante le operazioni di pulizia, un Consigliere comunale chiese l'intervento dell'Ufficio Traffico per verificare se fossi legittimato a pulire. Lo stesso Consigliere non soddisfatto protocollò poi una richiesta di verifica sulla mia incompatibilità a ricoprire la carica di Consigliere comunale. Al poveretto, politicamente si intende, non andò bene né il primo tentativo di osteggiarmi nelle operazioni di pulizia né il secondo di escludermi dal Consiglio Comunale.
In compenso fu ripagato politicamente con un incarico di prestigio in una società partecipata da Asm che purtroppo risulta avere chiuso l'ultimo esercizio con debiti per circa 1.800.000,00 euro. Non mi risulta che abbia chiesto l'intervento del Comune o di altri per denunciare e porre rimedio a detta sciagura finanziaria, forse ritenendola normale e fisiologica al contrario del mio tentativo anomalo e pericoloso di cancellare una oscenità che campeggiava nel passaggio pedonale più frequentato della città.
A settembre si svolgerà il «Festival dei saperi». Riterrei opportuno che, al di là delle intenzioni programmatiche diluite nei tempi della politica, almeno le scritte che in modo delinquenziale inneggiano alle stragi di nostri connazionali che in armi hanno difeso tutti noi e gli ideali di pace e di libertà, siano cancellate prima dell'avvio del Festival. Sarebbe un modo condiviso di inaugurare il Festival e un civile biglietto da visita della nostra città nei confronti di quelle decine di migliaia di visitatori attesi per l'evento.
E ricordando l'invito Kennediano, mi dichiaro pronto a provvedere personalmente nel caso l'Amministrazione dovesse trovare difficoltà in proposito.
Naturalmente provvederò a richiedere (come avevo già fatto nel 2004 in corso Cavour) le dovute autorizzazioni, ad avvisare sull'ora e il giorno dell'intervento di modo che si possa, se lo si dovesse ancora ritenere, avvisare gli Agenti delle diverse Autorità perché intervengano a contrastare anche questa azione con immediatezza (contrariamente a quanto accaduto al «rave party»).
avv. Maurizio NiuttaPavia