Palermo, due ragazze violentate da «amici»

PALERMO. Doveva essere una serata come tante. L'uscita con gli amici, un giro nei locali di Palermo. E invece per due ragazze palermitane di 17 e 18 anni è stato un lunghissimo incubo: attirate da due giovani della loro comitiva in una villetta di campagna, palpeggiate, molestate e picchiate. Lividi e ferite per un 'no'' detto a due giovani insospettabili, frequentati da anni. Si è conclusa cosi nella caserma dei carabinieri di Misilmeri la notte di due giovani studentesse.
Le due ragazze sono riuscite a sfuggire a un tentativo di stupro solo grazie alla loro veemente reazione. Venerdi sera sono uscite con due amici di 18 e 20 anni, che vivono a Belmonte Mezzagno, un paesino a pochi chilometri di distanza dal capoluogo. E proprio a Palermo hanno raggiunto le due ragazze. Insieme hanno fatto il giro dei locali della città. Uno dei due, poi, ha proposto di continuare la serata nella sua villa di campagna. Loro hanno accettato.
Li l'atmosfera si è fatta pesante. Gli 'amici" hanno cominciato a fare avances sempre più esplicite, che le ragazze hanno tentato inutilmente di bloccare.
Ma i due non si sono fermati: le hanno toccate, hanno cercato di immobilizzarle, le hanno chiuse in casa impedendo loro di uscire, le hanno minacciate. Le vittime, però, non hanno ceduto. E sono arrivate le botte e gli insulti. Terrorizzate, le ragazze hanno, invano, cercato di fuggire. Solo all'alba gli aggressori hanno deciso di desistere dal loro proposito e hanno fatte salire in auto le due studentesse, per poi abbandonarle nella piazza di Belmonte Mezzagno.
Ancora sotto shock le giovani hanno chiamato il 112 col cellulare. I carabinieri le hanno accompagnate nella caserma di Misilmeri, dove hanno denunciato la violenza. Ai militari hanno descritto i due ragazzi, fornito i loro nomi ed indicato le abitazioni, raccontando, ancora incredule, ciò che era accaduto. «Li abbiamo seguiti perchè ci fidavamo», avrebbero detto agli investigatori. Entrambi diplomati, incensurati, appartenenti alla media borghesia (i genitori sono impiegati) due insospettabili, insomma, che - spiegano i carabinieri - si sarebbero trasformati in aguzzini durante una notte di ordinaria follia. I militari li hanno fermati mentre stavano tornando a casa. Non avevano neppure pensato che le vittime sarebbero andate a denunciarli.
Per loro è scattato il fermo di polizia giudiziaria che il giudice delle indagini preliminari di Termini Imerese, Paolo Pitarresi, ha convalidato lunedi. Uno degli aggressori, però, ha ottenuto gli arresti domiciliari. «La sua posizione - spiegano gli investigatori - sarebbe meno grave di quella dell'amico». Per entrambi l'accusa è di violenza sessuale. Il pm di turno, a cui è stata assegnata l'indagine, Francesco Grassi, non ha invece contestato il reato di sequestro di persona.