Manodopera sfruttata, ora scatta l'allarme

STRADELLA.Negli anni '60 la produzione di borse e accessori in pelle era uno dei punti cardine dell'economia dell'Oltrepo nord orientale. Con il passare degli anni, il settore ha conosciuto una crisi inarrestabile, senza ritorno. Una crisi di recente favorita da confezioni a basso costo di manodopera: immigrati cinesi, in parte clandestini, ridotti in schiavitù e sottopagati per la produzione di articoli di pelletteria griffati. Un fenomeno preoccupante, con tre casi già scoperti, proprio in Oltrepo, dai carabinieri della compagnia di Stradella in poco più di un mese. L'ultima, in ordine di tempo, ieri mattina, a Campospinoso: un laboratorio di modeste dimensioni, rispetto agli altri due precedenti casi, ma super attivo. Invece di solito i laboratori sono abbastanza grandi: il responsabile è sempre una persona di origine cinese, con regolari documenti di soggiorno, di conseguenza abilitata a stipulare regolari contratti di produzione con le più blasonate aziende, che produce avvalendosi di connazionali clandestini. Persone che vivono come schiavi nello stesso ambiente di lavoro dove alloggiano. Fabbriche-ghetto, come quella scoperta a Portalbera, la prima della serie all'attivo della Compagnia Carabinieri di Stradella. Una capannone all'apparenza dismesso dove in realtà c'erano una dozzina di persone, tutte orientali, intente nella produzione di borse in pelle ovviamente firmate e autentiche. Lavoravano tutti in condizioni igieniche a dir poco precarie, senza riscaldamento. Dagli accertamenti effettuati dagli inquirenti, lavoravano su turni estenuanti, come nel caso scoperto alcune settimane dopo a Pinarolo Po. Qui, in un capannone protetto da videocamere, per proteggersi dall'arrivo di estranei, gli operai erano una ventina di cinesi, undici uomini e otto donne, oltre ad una bimba di pochi mesi, vivevano li, mangiando e dormendo tra i macchinari. Anche qui, costretti a vivere al freddo, senza mai uscire, con servizi igienici praticamente inesistenti. Manodopera precisa, veloce, sfruttata per produrre borse delle più prestigiose firme della moda italiana a prezzi ridicoli e poi rivendute a prezzi da capogiro.
Pierangela Ravizza