Fernando punta alla vittoria per chiudere i conti

Adesso mancano solamente sei punti. Un ‘semplice' piazzamento sul podio ed anche l'aritmetica si dovrà inchinare a Fernando Alonso. Fallito il primo match ball a Spa-Francorchamps, opportunità più teorica che reale visto lo stato di grazia di Raikkonen e della sua McLaren, lo spagnolo si gioca in Brasile la prima vera opportunità di diventare campione.
Battere le frecce d'argento sarà difficile anche questa volta. Arrivare subito dietro però dipenderà proprio da Fernando, che si appresta a diventare il più giovane iridato nella storia della Formula Uno (a 24 anni appena compiuti contro i 25 e mezzo di Emerson Fittipaldi) ma sfodera maturità e controllo degni di ben altra esperienza. «A San Paolo correrò per vincere - fa sapere il diretto interessato -, la condizione che mi piace di più. Ultimamente non è stato possibile puntare esplicitamente alla vittoria; l'obiettivo mio e della Renault è centrare il titolo mondiale, pertanto nelle ultime gare abbiamo voluto anzitutto mantenere il vantaggio in classifica senza correre rischi». Rischi che, a quanto pare, ora vale la pena sfidare: «Domenica partirò per arrivare primo, negli ultimi anni siamo sempre stati molto veloci in Brasile. Al punto che la nostra monoposto su quel tracciato risulta la migliore in ogni settore». U n dato emerso anche dai test della settimana scorsa a Silverstone. Proprio Alonso è risultato il più veloce, per quanto la prestazione di Wurz (collaudatore McLaren), secondo, sia stata comunque convincente. Prove da prendere con le pinze se si considera che Liuzzi con la Red Bull ha girato appena cinque millesimi più lento di Wurz. Ai test inglesi non ha partecipato direttamente Kimi Raikkonen, che tuttavia in Sud America si presenta favorito almeno quanto il diretto rivale nella (in realtà ormai conclusa) corsa al titolo. «E se vinceremo il mondiale con una monoposto meno competitiva della McLaren - fa sapere Alonso - il nostro merito sarà ancora più grande. Voglio vincere a tutti i costi, ma essere il più giovane iridato della storia (nonché il primo pilota spagnolo mondiale di F.1, ndr) non è uno stimolo in più».
Marco M. Nagliati