L'eredità di Bigiogera: cosi nacque la Città dei Ragazzi

PAVIA. Al servizio degli ultimi della società, il destino ha voluto che diventasse egli stesso ultimo, paralizzato in carrozzella. Ma non ha mai smesso di servire il prossimo, tanto da meritarsi la stella d'argento del premio 'Bontà Notte di Natale" di Milano. Con don Roberto Bigiogera, indimenticato fondatore della Città dei Ragazzi a Porta Calcinara, scomparso mercoledi a 81 anni, se ne va un pezzo di storia di Pavia. Il funerale viene celebrato stamane alle 11 nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Precotto, quartiere di Milano. Il cordoglio del clero e della diocesi pavese è stato espresso dal vescovo Giovanni Giudici. Don Bigiogera era nato a Precotto il 16 ottobre 1923, figlio del panettiere del quartiere.
A vent'anni consegue la maturità classica e decide di entrare in seminario a Milano, che però non prevede ancora vocazioni 'tardive": è il motivo per cui Roberto a fine ottobre del 1944 viene accolto nel seminario di Pavia. Il 30 novembre riceve la 'tonsura". Il 20 aprile 1946 il vescovo Carlo Allorio gli conferisce il suddiaconato e il 28 giugno 1947 lo consacra sacerdote. Il primo anno viene destinato quale assistente all'oratorio di San Luigi. Di qui comincia a interessarsi ai ragazzi di Porta Calcinara, parrocchia di San Teodoro. Nominato curato, nel settembre 1949 fonda la Città dei Ragazzi.
Per sette anni don Bigiogera diventa un protagonista della solidarietà. Poi, il 20 giugno 1956 la sua vita cambia. Improvvisamente, traumaticamente. Il sacerdote, allora trentatreenne, curato di San Giorgio e domiciliato in via Bernardino da Feltre, si sta recando a Chignolo sul sellino posteriore di una moto condotta da un giovane della Città, quando il conducente ha un malore; i due volano in un prato. Don Bigiogera ha la peggio, batte sulla strada e subisce la frattura della colonna vertebrale. Rimane paralizzato alle gambe.
Dopo circa tre anni e mezzo, in carozzella, è per un anno direttore spirituale del preseminario di Loano. Passa quindi tre anni a Chignolo, dove in attesa di poter tornare all'attività pastorale, si dedica all'insegnamento del francese e della matematica. Nel frattempo riceve la stella d'argento 'Bontà Note di Natale" a Milano. Nel 1965 torna alla parrocchia di Precotto, dove da allora e per quarant'anni ha lavorato nell'oratorio. Fino a mercoledi. Il 28 giugno scorso aveva compiuto 58 anni di sacerdozio.
Don Bigiogera ha raccontato la sua vita nell'autobiografia intitolata 'Posso scrivere la mia storia?", pubblicata in occasione del cinquantesimo dell'ordinazione. «La mia attività - esordiva - iniziò nell'agosto 1948 come coadiutore all'oratorio di San Luigi. Il vescovo Allorio mi aveva suggerito il compito di 'pensare qualcosa per la parrocchia di San Teodoro". Mi nacque nel cuore il desiderio di dedicarmi ai ragazzi di Porta Calcinara, che mi sembrava la zona più povera con i ragazzi più bisognosi di amare e conoscere Gesù. Non fu difficile farmi accettare da quelli che chiamavano i 'calcinarat", i più monelli».
«Verso mezzanotte - continua don Bigiogera - mi appostavo nei pressi del cinema Garibaldi, vicino alla chiesa di San Marino, e al termine del film cercavo di unirmi ai più scalmanati. Domandavo i loro nomi, cercavo di informarmi sulle loro attività e, poco a poco, li accompagnavo fino a Calcinara. Frequentando la compagnia, conoscevo i leaders. Sono entrato di notte nell'ambiente e quando di notte venivo affrontato da qualche uomo sbronzo, i ragazzi accorrevano e mi difendevano: 'Non si offenda, quello li è ubriaco, non sa quello che dice"».
Don Roberto porta i suoi ragazzi all'oratorio di San Luigi, bello, ordinato. Quel gruppo di 'calcinarat" disturba la quiete. «Il direttore mi dice che bisogna trovare un'altra sistemazione per loro. Don Rebaschi, parroco di San Teodoro, mi invita a predicare la novena dei morti. Il lattaio Raffeele Beria mi aiuta dandomi gratis un locale senza finestre, un magazzino sotto l'immagine della Madonna del Rosario. Povero pretino di 24 anno, mi capita di vedere il film 'La città dei ragazzi", che esalta l'autoeducazione. L'idea fa strada. Facciamo la Città dei Ragazzi. Loro eleggono il sindaco, gli assessori, il consiglio. Nel 1948 il comandante americano mi dà in uso il Casermaggio militare in via Oberdan».
Ad aiutare don Bigiogera è don Bruno Mascherpa, direttore a San Teodoro: «Ad agosto il vescovo mi incarica di fare il coadiuore, cosi potrò stare vicino ai miei ragazzi. La Città trasloca in via Cassa 10, casa De Silvestri. Si organizza il doposcuola, aperto ai ragazzi di Calcinara, di via Rezia, dei Liguri, di piazza 24 Maggio. Organizziamo un nostro Giro d'Italia in bicicletta. Allestiamo la festa popolare di Calcinara. Creiamo un'officina per far lavorare i giovani, una casa-famiglia per accoglierli».
«Poi venne quel 20 giugno 1956. Nel pomeriggio avevo confessato bambini e ragazzi per prepararli alla comunione per la festa di San Luigi Gonzaga. Alle 17 partecipo a un funerale. Poi con Sergio e Alfredo, due motociclette, partiamo alla volta di Alberone, frazione di Chignolo, per andare a prendere un ragazzo. Alla curva di Camporinaldo, prima del ponte della ferrovia, un volo, la caduta, la vita spezzata. Mi accorsi subito di essere paralizzato: non sentivo più le gambe. 'Alfredo, corri a chiamare il prete". Mi portano al policlinico San Matteo. Che strazio informare mamma e papà. Vengono al capezzale il vescovo Allorio, che piange, e il prefetto. Il Signore non mi ha voluto allora e mia ha lasciato ancora tanto tempo per i miei ragazzi. Sono loro che mi hanno riempito di doni per tutti questi anni...».