Deficit, la Ue dà due anni di tempo


BRUXELLES. La Commissione europea ha accordato all'Italia due anni per rimettere in sesto i conti pubblici e riportare il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo (pil) sotto il 3%.
Secondo il Commissario agli Affari economici Joaquin Almunia la decisione è stata presa tenendo conto «di due circostanze speciali»: la consistente entità del calo del deficit che dovrà essere dell'1,6%, da ripartire in egual misura tra 2006 e 2007, e il fatto che l'Italia «sia ormai da due trimestri in una fase di crescita zero».
Il verificarsi contemporaneo di questi due fatti inusuali ha indotto la Commissione a «curare» il caso italiano diluendo gli interventi nell'arco di due anni invece che, come normalmente, in uno. «Non voglio regole che uccidano l'economia - ha detto Almunia illustrando le decisioni prese ieri dalla Commissione - il nuovo Patto deve servire a creare migliori condizioni per la crescita».
Il Commissario, però, oltre alla carota ha usato anche il bastone ponendo all'Italia severe condizioni nella fase di rientro. Almunia ha snocciolato le cifre che pongono il nostro Paese fuori dalla legge da almeno tre anni. «Durante il biennio 2003-2004, il rapporto deficit-pil è stato in Italia del 3,2% mentre il 2005 si chiuderà con uno scarto intorno al 4%». Il futuro, se non si corre ai ripari, sarà ancora più nero poiché alla fine del 2006, ha sostenuto Almunia, dovrebbe essere toccato il 4,6%. Conti quindi fuori controllo mentre l'esorbitante debito pubblico italiano, secondo solo a quello greco nella Unione europea, si è attestato attorno «al 106-107% del pil» arrestando il suo lento calo.
«Con un debito superiore al 100% del pil -ha detto Almunia- l'Italia deve correggere il suo deficit in maniera rapida e durevole ricorrendo ad un aggiustamento strutturale dei conti pubblici. Non so cosa deciderà il governo - ha aggiunto - ma le nostre stime e previsioni per il 2006 e il 2007 non prevedono alcuna misura una tantum». L'Italia dovrà presentare a Bruxelles entro novembre le linee della finanziaria per il 2006 e starà alla Commissione valutarne la validità. «L'aggiustamento dei due prossimi anni dovrà essere strutturale - ha sottolineato Almunia - e considereremo solo misure strutturali per valutare l'aggiustamento dato che il nuovo Patto di stabilità esclude le una tantum».
Con le elezioni alle porte, in Italia potrebbe sorgere la tentazione di rinviare misure impopolari a dopo la chiamata alle urne. «Non faccio sconti elettorali - ha tuonato Almunia- con la scusa o con la minaccia delle elezioni non otterranno nulla da me».
Le proposte della Commissione per il risanamento italiano saranno approvate con certezza quasi matematica dai ministri economici e finanziari dei Venticinque il 12 luglio a Bruxelles.
L'Italia diventerà allora un sorvegliato speciale perchè su di lei verrà verificato il test della validità o meno del nuovo Patto di stabilità della Ue su cui si basa la credibilità della moneta unica.

Alfredo Betti