Pugni al cielo, Basso è tornato
LIMONE PIEMONTE. I pugni levati al cielo, la faccia sorridente, Ivan conquista il Colle di Tenda. Gli fan da corona un letto di viole e genziane e un infinito e coloratissimo cordone di tifosi, saliti lassù, venti metri oltre il confine, per fare festa al Giro. Venti metri oltre il confine, già: volendo fare una battuta, Basso vince solo in Francia. Alle sue spalle, staccati, arrivano «Topogigio» Rujano e «Grinta» Simoni. Staccato di una cinquantina di secondi, il gruppo di Savoldelli, che non perde la maglia rosa. «Gibo» (che smadonna con Rujano per via degli abbuoni che il venezuelano gli ha fregato allo sprint, ma che, più che altro, è incazzato per aver perso lo ski-lift di Ivan) gli erode una bella fetta di vantaggio, che in teoria oggi Savoldelli potrebbe tentare di riprendersi, almeno in parte, a cronometro. Se il Giro finisce sul Sestriere e pare sempre più destinato a Simoni (ma attenti a Rujano), noi preferiamo restare alla cifra di giornata, ovvero a Basso. Il Giro Grandi Firme è tornato, assieme alla condizione del varesino. Lo attendevamo, quassù.
Gli avevamo creduto quando, finito il dramma dello Stelvio aveva promesso di lasciare il segno. Partito con un gruppetto quando la strada deve ancora impennarsi, Basso finge di andare a prendere Caruso e poi lo salta, involandosi verso 7 chilometri di tornanti. Cavalcata reale. Mossa di classe e di forza. Ivan è il futuro. Alle sue spalle si muovono il passato che non molla (Simoni) e la sorpresa che tale non è più (il soldo di cacio nato povero), mentre il lupo solitario Savoldelli riesce subito a limitare i danni, per poi cedere molto di più.
A proposito di Savoldelli, va detto che gli hanno corso contro dall'inizio, cercando di stringere i tempi di un crollo che non è venuto: ritmo altissimo, prima a firma Csc, poi a firma Lampre. E se sul Colletto del Moro (tremendo, poco prima di Limone) Simoni, che si è girato più volte a leggergli gli occhi, lo avesse visto in crisi, avrebbe lanciato molto prima l'attacco. Invece, il lavoraccio di Cunego sul Colletto e nella prima parte della salita di Limone non è servito a promuovere un «Gibo» in rosa. Ultima annotazione di giornata per Di Luca: Danilo sapeva di vivere alla giornata, ma ha pagato più di Savoldelli l'attacco di Basso e quello di Simoni; più di 1'40" lo separa, alla fine, da Gibo e circa 1' da Savoldelli. Può finire sul podio, ma a questo punto la sua sorte è legata anche al rendimento di «Topogigio», che pare trovare nuove energie anche da quei cinquanta chili bagnati-e-da-confessare che si ritrova. La tappa va in archivio cosi, con l'immagine dei pugni al cielo di Basso, con quella della rabbia di Simoni battuto da Rujano, con un Savoldelli soddisfatto e guardingo che si liscia la maglia rosa, che temeva di non poter più tenere. Troppo saggio per dirlo, ma dev'essere assolutamente convinto di aver respinto il peggio. Certo, c'è all'orizzonte il Col delle Finestre, mitizzato soprattutto perchè sterrato, ma quello viene domani. Per oggi tutto sotto controllo.
Al chilometro 50 erano scappati ancora in 12. Quasi tutta gente che va a fare da punto d'appoggio ai capitani (veri o acquisiti), con un Laiseka che sogna di fare il Parra. La scrematura dei migliori avviene sulla Madonna del Colletto, con la Lampre a tirare il gruppo (e Savoldelli è già solo: cosa potrebbe fare se Armstrong non si fosse tenuto la squadra «buona» per il Tour?). Poi, giù a Boves e quindi il Colletto del Moro, un cappio cui vanno ad impiccarsi in molti. E' Cunego a fare il boia per Simoni, ma il gotha di classifica è li, compatto. Savoldelli compreso, mannaggia. Il Principino lascia al capitano: niente da fare, tutto rinviato a quota 1800.
Sul Tenda l'ultimo atto. E «Gibo» ha ragione ad incazzarsi: a quel punto Basso è già via. Ciao ski-lift. In serata il 'paese del Giro" si è trasferito a Torino. Oggi da Chieri a Torino (passando per Superga: un ciclismo che pare d'altri tempi rende omaggio al calcio dell'epica) si corre la crono. C'è poco da far calcoli sugli specialisti, visto che ci si misura sulle forze residue e con il pensiero rivolto al Sestriere (e al Colle delle Finestre) di domani. Gli uomini da tic-tac (quelli di classifica) possono guadagnare qualcosa, ma, pena una giornata d'inferno domani, non conviene sparare tutto.