Alla Scala è ancora scontro su Muti e Meli

MILANO. Il Cda della Scala ha rinnovato il mandato di negoziatore al prefetto di Milano Ferrante, annunciando però «interventi gestionali adeguati» e «decisioni necessarie». Su quali siano non filtra nulla, ma pare di capire che non vanno nella direzione voluta da orchestrali, artisti e lavoratori, che hanno sfiduciato Riccardo Muti chiedendo le dimissioni del neosovrintendente Mauro Meli. «Improprie e poco comprensibili», ha definito queste posizioni il Cda.
Per i sindacati, che a loro volta si sono incontrati informalmente ieri pomeriggio, si tratta invece di posizioni «assolutamente chiare e motivate - affermano Slc-Cgil, Uilcom, Fials-Cisal - che rappresentano le condizioni per risolvere positivamente la vicenda». Il prefetto incontrerà di nuovo le organizzazioni sindacali il 6 aprile, ma prima i lavoratori si riuniranno ancora in assemblea. E nel frattempo, lunedi 4 aprile c'è la prova del concerto della Filarmonica in programma il 7. «Le prove non sono mai state in discussione», ha ribadito Bruno Cerri (Cgil) ma a questo punto bisogna vedere cosa farà il maestro Muti, che continua ad essere molto amareggiato per quello che considera un vero e proprio ammutinamento dei suoi orchestrali. Un ammutinamento che - si fa notare da più parti - non è certo verso il direttore d'orchestra, al quale viene riconosciuto un enorme talento, quanto alla gestione musicale, ritenuta ormai logora. A oltre un mese dall'inizio della crisi del teatro milanese, non si attenua quindi lo scontro su Muti e su Mauro Meli, che ha preso il posto di Carlo Fontana, licenziato improvvisamente nel febbraio scorso. Proprio i rapporti tra lavoratori, il grande direttore, e il sovrintendente appena nominato, sono l'aspetto più delicato nel terremoto Scala. Come ha ben capito il prefetto Ferrante, incaricato di mettere in piedi un tavolo di negoziazione. «Questa è una trattativa un po' anomala da condurre con molta cautela senza fare passi falsi rispettando soprattutto le persone», ha detto Ferrante. Ieri il prefetto ha riferito sulle due settimane di incontri al Cda, riunito a Palazzo Marino alle 8,30. Il primo ad arrivare è stato proprio Ferrante (il presidente, e sindaco di Milano, Gabriele Albertini, era già al suo tavolo), poi nel giro di pochi minuti gli altri consiglieri. Fedele Confalonieri, Vittorio Mincato, Marco Tronchetti Provera, Mauro Meli. La riunione è durata circa tre ore al termine della quale è filtrato solo il comunicato ufficiale. «Il Cda ha preso atto del perdurare della sfiducia delle organizzazioni sindacali e dell'orchestra nei riguardi della sovrintendenza e della direzione musicale, sfiducia impropria e poco comprensibile. Ritiene che la crisi manifesti contraddizioni profonde che necessitano di interventi gestionali adeguati per la tutela del servizio pubblico che la Fondazione Teatro alla Scala è chiamata ad erogare». I sindacati affilano le armi. Il comunicato non è piaciuto. «Peggiora la situazione», ha detto Domenico Dentoni (Uilcom).