L'Italia frena, ma Berlusconi è soddisfatto
ROMA. L'economia italiana nel 2004 si è mossa al rallentatore. L'ultima parola dell'Istat parla chiaro e dice che l'anno scorso il Pil, destagionalizzato e corretto per giorni lavorativi, è cresciuto appena dell'1%. Più del doppio rispetto all'anno precedente (+0,4%), ma sensibilmente meno nei confronti degli altri principali partner europei (Germania esclusa) e degli Stati Uniti. Il dato allarma i sindacati, ma Berlusconi si dice comunque soddisfatto, continuando «a essere fiducioso nella ripresa».
Il dato, che non impatta sui parametri di Maastricht, è una revisione al ribasso di quello comunicato il 15 febbraio. Allora l'Istat aveva stimato una crescita dell'1,1%, che invece si è limitata all'1%. A incidere è il dato dell'ultimo trimestre, che si chiude con un calo dello 0,4% rispetto al terzo (contro il -0,3% della stima) e una crescita dello 0,8% sul quarto trimestre 2003 (rispetto al previsto +1%). Sul risultato del quarto trimestre, pesa in particolare il forte calo della domanda estera netta, vittima del supereuro, che nell'ultima parte dell'anno ha fatto faville. La domanda nazionale è risultata invece in lieve calo, con i consumi che non decollano (e con un allarmante calo dei beni durevoli, che dopo cinque trimestri positivi hanno segnato una flessione), mentre gli investimenti fissi lordi hanno segnato il passo. Quanto ai vari settori, si conferma la salute del settore agricolo e degli altri servizi, ma tutte le altre voci (industria, costruzioni, commercio, alberghi, credito) mostrano il segno meno. Senza contare che i prossimi mesi non riservano niente di buono. La fiducia delle imprese manifatturiere scende anche a marzo, sull'onda del peggioramento delle attese sulla produzione, che si attestano sui valori più bassi da novembre 2001. Mentre l'export, nel primo trimestre dell'anno, già segna un forte calo. Il passo dell'Italia, dunque, è lento, ma il presidente del Consiglio guarda al bicchiere mezzo pieno. C'è poco da stare allegri, commenta la Confesercenti, per un dato «che è ancora più basso di quello già risicato comunicato in prima battuta dall'Istat». E la soddisfazione di Palazzo Chigi è tutt'altro che condivisa da opposizione e sindacati, sempre più allarmati dall'andamento dell'economia. Cgil, Cisl e Uil sottolineano la delicatezza della situazione e ribadiscono che, più che tagliare le tasse, il governo deve pensare allo sviluppo. I Ds, con Bersani, parlano di Paese «col freno a mano tirato».