Pavia, ecco i luoghi del cuore
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un'Italia dove bellezza e memoria si intrecciano con perfetta armonia. Quello che il Fai ha saputo realizzare, in tre decenni di attività che hanno coinvolto sessantamila aderenti e migliaia di volontari attivi nella salvaguardia artistica e ambientale del nostro Paese, è ormai sotto gli occhi di tutti. Tutti coloro che ne vogliono conoscere le realizzazioni e godere le atmosfere dei tanti luoghi sottratti al decadimento e alla distruzione, nelle prossime «giornate di primavera», indette per oggi e domani, domenica, dal Fai, potranno visitare gratuitamente la lunga lista di monumenti restituiti a splendida bellezza. Decine e decine di mete, dislocate in tantissime città.
A Pavia il Fai, in occasione di questo appuntamento di primavera, chiede ai propri concittadini l'impegno a non scordare un pavesissimo «luogo del cuore» che da troppo tempo è sottratto allo sguardo di tutti noi. Non si tratta di un monumento, di un parco, di un'abbazia. Con scelta saggia e originale, gli aderenti al Fai pavese hanno avanzato una meditata proposta: «luogo del cuore» di questa città dovrebbe essere, nei loro intenti, l'archivio fotografico realizzato, in oltre mezzo secolo di impegno, da Guglielmo Chiolini. Dai suoi scatti più celebri sono state tratte alcune gigantografie esposte al Teatro Fraschini, che si propone - appunto oggi e domani - come ribalta capace di far conoscere e apprezzare questo «luogo del cuore» che dopo tristi vicende e dure polemiche pareva caduto nel dimenticatoio.
Sono oltre centoquarantamila le lastre e i negativi che conservano memoria - fino a quando lo scorrere del tempo e l'inevitabile deterioramento lo consentirà - dei volti, dei personaggi, degli scorci, dei momenti tragici e sereni della città. Dunque questo «luogo del cuore», da difendere e proteggere con un'opera di sensibilizzzione che dovrà coinvolgere cittadini e istituzioni, forze politiche ed esponenti del mondo imprenditoriale e culturale, è il più prestigioso e irrinunciabile archivio di immagini di cui Pavia disponga.
Da troppo tempo - da un decennio ormai - l'archivio Chiolini, frutto di più di mezzo secolo di attività di un appassionato professionista dell'immagine quale Guglielmo Chiolini, è sottratto alla comunità pavese dalle complicate vicende di un fallimento che ha finito con l'imporre una lunghissima e non facile curatela. A conclusione di questo interminabile tragitto, è probabile che si approderà ad un'asta pubblica: dove, a farla da padrone, saranno due o tre grandi imprese leader, di peso internazionale nel settore della comunicazione e dell'immagine. L'Archivio Chiolini, in questo caso, lascerà Pavia. E quelle che sono le immagini rievocatrici di quasi un secolo di vicende pavesi trasmigreranno verso qualche mega-archivio da dove usciranno solo a piacere della nuova proprietà. Ovviamente dietro versamento di royalties, un tanto ad immagine. Sarà un ulteriore momento di quella tendenza alla «privatizzazione & monetizzazione» della memoria e della cultura che ha avuto, recentemente, vasti esempi nel nostro Paese.
Se ai pavesi va bene cosi, cosi sia. Ma se invece, con uno scatto d'orgoglio, si vorrà tenere l'Archivio Chiolini a casa nostra, e magari con il vincolo di un ampio uso pubblico, da parte delle istituzioni culturali della città, è tempo di muoversi. Di creare innanzitutto la necessaria sensibilità perché l'intera città si renda conto del patrimonio culturale, storico, e umano, rappresentato da quelle immagini, che si spera ben custodite - come possono essere delle vecchie lastre e pellicole cosi sensibili agli anni che passano - in un appartamento di corso Garibaldi.
Sarebbe bello, ad esempio, che i candidati al Mezzabarba prendessero posizione su questa faccenda, poiché l'archivio Chiolini, «luogo del cuore» di Pavia, può rappresentare anch'esso un tassello non irrilevante della politica culturale e della identità collettiva della città che i «sindaci in pectore» si candidano ad amministrare. Può essere trampolino di mostre, di ricognizioni nel passato e, soprattutto, oggetto di una improcrastinabile digitalizzazione che preservi un patrimonio di memoria che si fa più fragile ad ogni anno che passa.
Sarebbe auspicabile che - confortati dal supporto dei tanti cittadini che vorranno sottoscrivere l'appello del Fai - anche i protagonisti della vita economica, sociale e culturale della città, penso in primo luogo alle Fondazioni, assumessero la regia di un'operazione di salvataggio «pavese» dell'Archivio Chiolini e, quindi, di una saggia e lungimirante valorizzazione dello stesso. Le sensibilità, sul tema, sicuramente ci sono. E forse anche le possibilità. Come al solito c'è di mezzo il trascorrere del tempo. Fattore del quale il Fai pavese ha fatto bene a rammentarci la cruciale rilevanza, se non vogliamo che le nostre «foto di famiglia» emigrino. Rendendoci più immemori di quel che già siamo.
Giorgio Boatti