Il Tar respinge il ricorso della Mussolini

ROMA. Niente da fare, ricorso respinto: Alternativa sociale, la lista di Alessandra Mussolini, è stata cancellata dalle regionali del Lazio. «Ricorreremo al Consiglio di Stato», dice la nipote del duce. «Queste elezioni non hanno più valore, siamo un partito fuori dal sistena e ha vinto il sistema. Impugneremo il risultato delle votazioni». Il ricorso in appello si potrebbe discutere già martedi, lo stesso giorno il Tar analizzerà un altro ricorso di Alternativa sociale.
«Le auguro buon appetito - commenta sarcastico Francesco Storace riferendosi allo sciopero della fame della Mussolini - Spero che Alessandra capisca l'errore commesso con le firme false». «Su questa storia - dice Romano Prodi, leader dell'Unione - bisogna guardarci dentro fino in fondo perché ci sono delle violazioni che sembrano gravissime».
Sei pagine di ordinanza dopo una lunga camera di consiglio. Lei, Alessandra Mussolini, nel camper davanti al Tar, prima con i fedelissimi, poi con gli avvocati. Provata dalla dieta a base di cappuccini, lacrime di rabbia e tensione al momento della sentenza. Mazzi di rose rosse «dei camerati di Caserta», sms di incoraggiamento sul telefonino dopo la sentenza, nemmeno una telefonata di politici. Rabbia dopo, nello studio dei suoi avvocati, quando la nomina del presidente del Tar, Corrado Calabrò, a garante delle telecomunicazioni, fa almeno venire qualche sospetto.
Il Tribunale amministrativo del Lazio ha giudicato inammissibile il ricorso della Mussolini perché, «contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, il potere di verifica della regolarità dele liste non può essere limitato al mero riscontro numerico delle sottoscrizioni dei presentatori della lista, ma può involgere anche la regolarità delle relative autenticazioni». Non solo, l'Ufficio centrale regionale, quello a cui aveva scritto il ministro Pisanu scatenando le ire della Mussolini, poteva avviare i controlli senza obbligo di avvertire la lista. In più le firme senza documento autentico - spiega il Tar - «devono ritenersi prive di valida autenticazione e come tali non computabili nel numero minimo prescritto dalla legge».
E' una Mussolini più combattiva che mai quella che a metà pomeriggio convoca i giornalisti nello studio dei suoi avvocati. Ce n'è per tutti. Per Pisanu: «Ha chiesto di indagare al prefetto Serra? Poteva chiederlo a suo figlio che è candidato con Storace, faceva prima». Per Berlusconi: «Indagate se c'è qualcuno in odore di nomina al Consiglio di Stato, visto quello che è accaduto con Calabrò». Per Storace, ribattezzato «Storhacker» per la vicenda Laziomatica: «Daremo indicazione ai nostri elettori di votare né per Storhacker né per Marrazzo, ma per Alternativa sociale. Inviterò a scrivere: 'Vota Mussolini"». Per Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, che invita a riprendere il dialogo con lei: «E' inutile che Bondi mi dica che adesso ci riconciliamo, che mi porga la mano in segno di solidarietà. Io la mano gliela taglio». E' andata a casa, ha rotto lo sciopero della fame con una lasagna e un piatto di insalata. «Ho bisogno di rimettermi subito in forze», dice agguerrita. «La lista è stata esclusa per 130 o 60 firme - dicono i legali di Alternativa sociale - non possiamo non vedere attorno a questa vicenda un complotto politico».
Maura Cossutta, Comunisti italiani, la invita ad andare fino in fondo: «E' una vicenda troppo sporca». «Non credo ci fossero dubbi sulla sentenza», commenta Ignazio La Russa, An. «E' vittima di una truffa, ora vengano fuori le firme false a sostegno di Storace», dice Alfonso Pecoraro Scanio, Verdi.