Caso Saeco: chiesti 15 rinvii a giudizio


VOGHERA. Quindici richieste di rinvio a giudizio con accuse che vanno dal falso ideologico all'abuso d'ufficio e alla bancarotta: è questa la svolta nell'inchiesta, dunque chiusa, che ha interessato il fallimento e la triste vicenda, sotto il profilo imprenditoriale, della Saeco SpA, società che per molti anni è stata appaltatrice del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in Oltrepo. Amministratori e professionisti compariranno davanti al giudice dell'udienza preliminare il 31 marzo.
A rispondere, a titolo diverso, delle imputazioni sono: Salvatore Calculli, 60 anni, di Pavia; Luigi Colombo, 74 anni, di Salice Terme; Pietro Depiaggi, 60 anni, di Casteggio; Renzo Draghi, 61 anni, di Voghera; Giampiero Ferretti, 46 anni, di Casteggio; Flavio Lazzati, 56 anni, di Pavia; Cesare Lisandria, 59 anni, di Rivanazzano; Francesco Meazza, 77 anni, di Montalto Pavese; Umberto Montagna, 51 anni, di Bressana; Ezio Mori, 53 anni, di Camogli (Genova); Emma Costanza Pace, 52 anni, di Broni; Gian Paolo Pozzi, 68 anni, di Milano; Silvano Ubbiali, 66 anni, di Milano; Carlo Alberto Belloni, 49 anni, di Santa Giuletta; e Silvestro Barbieri, 59 anni, di Rivanazzano. Secondo le accuse sostenute dal pubblico ministero Walter Cotugno - e fondate sull'attività investigativa della Guardia di Finanza - Ferretti, Montagna, Ubbiali, Mori, Pozzi, Belloni e Depiaggi avrebbero avrebbero ceduto il servizio di raccolta rifiuti della Saeco all'Aimeri SpA (insomma, da pubblico a privato), senza prevedere una gara ad evidenza pubblica; inoltre sarebbero stato direttamente responsabili del dissesto finanziario di Saeco, di qui l'accusa di bancarotta semplice. Per la cessione «irregolare» del servizio rifiuti vengono accusati anche Colombo, Lissandria, Barbieri e Meazza. Cianciulli e Pace sarebbero responsabili, pur avendone accertato l'avvenuta esecuzione, della mancata messa in sicurezza finale della discarica oltre ad essere co-indagati per la bancarotta semplice. Infine, la bancarotta semplice viene contestata anche a Lazzati e Draghi.
La Saeco SpA era fallita cinque anni fa. La società con sede a Voghera era nata sulle ceneri del vecchio Consorzio smaltimento rifiuti dell'Oltrepo pavese, per gestire la fase successiva alla chiusura della discarica di Casatisma. Un fallimento che aveva subito attirato l'attenzione della Guardia di finanza. Le Fiamme gialle hanno analizzato in modo approfondito l'impianto contabile, amministrativo e sociale della realtà - prima come Consorzio e poi sotto forma della società per azioni Saeco (con capitale sociale detenuto da 25 comuni) - che per quasi un ventennio ha gestito il business dei rifiuti in Oltrepo. Sotto i riflettori, in particolare, l'attività del consiglio di amministrazione e dei revisori contabili. Per l'accusa, nonostante la gestione palesasse perdite sempre più consistenti, i vertici della società con l'avallo dei revisori avrebbero deciso di continuare comunque l'attività, utilizzando in modo illegittimo un fondo oneri e un fondo opere di recupero ambientale, che erano stati creati per la messa in sicurezza della discarica di Casatisma e la sua gestione nei venti anni successivi alla chiusura. Sempre secondo la ricostruzione della Finanza e della procura di Voghera, con la cessione di un ramo d'azienda la raccolta dei rifiuti sarebbe stata assegnata a una società privata, aggirando cosi l'obbligo di rendere pubblici e trasparenti gli atti.
Accuse che, però, vengono contestate su tutta la linea dal pool di avvocati difensori, che stanno affilando le armi in vista della cruciale udienza del 31 marzo in tribunale.

Filiberto Mayda e Roberto Lodigiani