«La lettura è una scoperta»
PAVIA. La Libreria dei ragazzi di Milano è il Tempio della letteratura del tenere. E' nata il 28 agosto 1972 dall'idea di Gianna e Roberto Denti. Si sono conosciuti a Ulan Bhator in Mongolia. Un incontro tra viaggiatori con la passione per la letteratura e il desiderio di aprire una libreria dedicata ai ragazzi. Un anno dopo Gianna e Roberto si sposano e nel centro di Milano apre i battenti 'La libreria dei ragazzi". «Negli anni ‘70 si pubblicavano 270 libri per ragazzi contro i 2.600 di oggi e le librerie avevano pochi volumi per bambini e adolescenti. La nostra è stata una sfida. A quei tempi i bambini frequentavano le biblioteche mandati dalle loro maestre per fare le ricerche perché non tutti avevano la fortuna di avere l'enciclopedia a casa».
Roberto Denti, dall'alto dei suoi ottantuno anni, di cui 50 spesi come libraio, può dirci come sono cambiati i libri e i lettori?
«Dieci anni fa i bambini delle medie leggevano libri che oggi leggono quelli alle elementari. Qualcuno ha detto che i bambini conoscono più cose di quelle che riescono a capire. Forse è sempre stato cosi e allora tocca all'adulto aiutare anche a leggere».
C'è ancora il periodo del grande rifiuto della lettura?
«Si, esiste ancora e coincide più o meno con il biennio delle superiori. Forse per due cause: l'adolescente si inizia ad identificare con l'adulto che non legge e poi perché le insegnanti danno da leggere brani su cui poi incombono temi, riassunti e analisi logiche».
I libri esposti nel grande salone della libreria dei ragazzi di Milano sono divisi per età e non per genere.
«Si perché ci sono libri per ogni età. Con ciò non voglio dire che ci sono libri proibiti, ci sono solo testi difficili e che quindi richiedono l'aiuto dell'adulto».
Cosa ne pensa del successo dei libri di divulgazione scientifica?
«Seguono la naturale evoluzione dei ragazzi. C'è un periodo nella vita di noi tutti in cui siamo diventati conoscitori o addirittura esperti di un certo argomento. Chi in astronomia o in dinosauri. E i manuali di divulgazione possono sollecitare un interesse o ad approfondirlo».
Cosa dice alle mamme che si arrabbiano cou figli che lasciano i libri a metà?
«Che sbagliano. Che i libri sono fatti per dare piacere e che se non piacciono non si leggono. Poi non è detto che non si riprenda più tardi. Magari dopo qualche mese abbiamo bisogno di quel libro, delle cose che ci stanno scritte dentro».
Lei trova che tra i nemici della lettura ci siano internet e la tv?
«La lettura è una scoperta, peccato per chi non trova questo tesoro. Il nemico della lettura è l'omologazione. Le faccio un esempio. Se lei chiede a dieci bambini nel mondo di descrivere Pinocchio, gli faranno il ritratto del personaggio del film di Walt Disney. Quando invece la favole sono lette o raccontate ognuno di noi si immagina un suo Pinocchio, una sua fatina».
Si devono ancora raccontare le fiabe?
«Si, per tanti motivi. Ad esempio: come cominciano le fiabe? Con C'era una volta.... Ecco in questa frase c'è dentro un sacco di cose a cominciare dal concetto spazio temporale che si può legare a quello matematico, oltre che a quello della immaginazione. Anche qui sarà compito dell'adulto far uscire il meglio dai racconti».
Perché il genere fantasy è uno dei preferiti?
«Mi chiede perché Harry Potter piace? - Ma chi, anzichè andare a scuola, non vorrebbe andare a scuola di magia in un castello incantato? Nei libri trovi spesso quello che tu vorresti essere».
In questo momento tra gli scaffali de La libreria si sta consumando un dramma. Un bambino vuole acquistare un libro, ma la mamma non è d'accordo. Un pianto capriccioso prelude a lunghe trattative. E Denti non perde l'occasione per mostrare una delle tante scene a cui quotidianamente assiste. E considera: «Avere a che fare con i bambini significa avere rispetto del loro essere. Il bambino è tale li e in quel momento. Ha delle esigenze li e in quel momento. A cui noi adulti dobbiamo rispondere li e in quel momento. Guai a dire te lo dirò quando sei più grande, perché lui ha bisogno delle risposte li e in quel momento».
Carmen Morrone