Francesco Guccini, ritratti in musica
PAVIA. Un concerto da non perdere, quello di Francesco Guccini stasera al Palasport di Pavia (ore 21, biglietti ancora disponibili). E certo i suoi fans non si lasceranno perdere l'occasione di riascoltare, dopo diversi appuntamenti negli anni, il 'cantastorie" modenese, come lui stesso ama definirsi. Protagonisti assoluti saranno, come al solito, i suoi versi, caratteristici del suo modo di fare musica. Cosi i suoi «Ritratti», che è anche il titolo del suo ultimo album, regalano «pennellate» di pura poesia, e disegnano quadri di personaggi epici e di figure che popolano, invece, il quotidiano. Da Ulisse a Cristoforo Colombo, fino al ritratto di Che Guevara e del Carlo Giuliani di «Piazza Alimonda», ma anche della «Ziatta», la zitella, canzone tradotta dal catalano in dialetto modenese, Guccini conferma il suo interesse per le piccole e le grandi storie individuali.
Come è nata l'idea di «Ritratti?
«Mi sono accorto facendo le canzoni che queste si raggruppavano attorno a un tema, non è stata una scelta a priori. Poi tutto è venuto da sé».
I suoi concerti sono sempre un successo, soprattutto per la presenza di pubblico. Quanto conta il pubblico e che ruolo gli assegnerebbe?
«Il pubblico è sempre molto importante, è la «spalla» ideale. Incide molto il calore con cui la gente ti accoglie ai concerti, e soprattutto come il pubblico ascolta e partecipa. Ultimamente è sempre molto caloroso».
Nell'album 'Ritratti" ci sono canzoni, tra cui 'Piazza Alimonda" e 'Canzone per il Che", che continuano ad alimentare il mito del Guccini «politicamente impegnato». Che significato dà a queste parole?
«Se essere impegnati politicamente vuol dire essere attenti alle vite quotidiane, allora lo sono. Almeno fino a un certo punto, perché in realtà si tratta di due canzoni che raccontano semplicemente due esistenze. Nel caso di Carlo Giuliani, ad esempio, si tratta di una vita che si spegne, ed è quello che mi ha colpito di più in tutta la vicenda di Piazza Alimonda. Già in 'Canzone per un'amica' avevo sentito il bisogno di esprimere quello che si prova quando una giovane vita viene spezzata».
Non a caso «Vite» è anche il titolo di un'altra canzone dell'album.
«E' una delle canzoni più complesse. Mi è venuta in mente passeggiando con un amico per una via che prima era sempre piena di gente. Questo brulicare di gente aveva lasciato il posto a una casa abbandonata, cosi ho pensato a quello che era stato e quello che non era più. Rovistare nei ricordi delle vite altrui significa ritrovare i tasselli di un mosaico che è poi il nostro stesso vivere. Stretti come siamo nella nostra esistenza, spesso si sognano vite diverse. Cosi ci capita di immedesimarci in altri personaggi, come quelli dei libri che leggiamo».
A proposito di libri, Guccini è anche uno scrittore. «Lo spirito e altri briganti» e «Cittanova Blues» sono solo alcuni dei titoli pubblicati più di recente. Si preferisce cantastorie o scrittore?
«Il cantante e lo scrittore sono in realtà la stessa persona, anche se naturalmente le tecniche che si utilizzano sono diverse. Ad esempio non mi sognerei mai di scrivere una canzone al computer, cosa che invece è utilissima per scrivere i miei libri. Le canzoni prendono sempre vita su carta («la canzone è una penna e un foglio, cosi fragili tra queste dita») e poi diventano suono. Comunque, da piccolo, il mio sogno era diventare scrittore e sono contento di esserci riuscito, almeno in parte».
Cos'è quindi una «Canzone» per Guccini?
«Esattamente questo: una cosa leggera e allo stesso tempo qualcosa che faccia pensare. Insomma, uno stimolo a riflettere».
Il suo ultimo album è popolato di diversi personaggi, ma non manca il riferimento ai luoghi fisici che li ospitano. Uno di questi luoghi è Genova. Cosa rappresenta questa città?
«In realtà si è trattato solo di un escamotage. Cercavo un modo di raccontare la vicenda di Carlo Giuliani senza scadere nella retorica. Cosi in 'Piazza Alimonda", canzone terminata il giorno di Santo Stefano, il personaggio finisce col coincidere con la descrizione della città».
L'altro grande luogo è l'America, terra che lei ha cantato più volte.
«Si, ma come è cambiata da allora. Da quando negli anni '70 rappresentava, nell'immaginario collettivo, di noi tutti, una terra da scoprire. L'America di oggi si è allontanata da quell'idea. Perfino le elezioni presidenziali lo confermano: l'America di Bush non coincide con quegli Stati che hanno fatto grande il sogno americano».
Chi è Guccini oggi?
«Una persona cambiata, come chiunque altro. Sono sempre lo stesso ma, al contempo, diverso. A cambiarci sono soprattutto le persone che ci circondano, anche quelle che, purtroppo, non ci sono più».
Maria Fiore