«Cara nonna Rosa, ti scrivo per dirti che ti voglio bene»

V0GHERA. «Ciao a tutti, il mio nome è Giorgia, ho sette anni, e vorrei anche io parlare della mia adorata nonna.». Cosi Giorgia scrive di Rosa Cannata di Voghera: «Si chiama come un fiore ma il nonno la chiama sempre Cicci, perchè un po' robustina, e a me piace tanto perchè insieme facciamo sempre tante cose».
«La mamma mi ha spiegato che sul vostro giornale raccogliete i nostri racconti - scrive ancora Giorgia - Non è una gara perchè per noi tutti i nostri nonni sono dei vincitori, sono i più belli e più bravi del mondo, sono i nostri amici, i primi complici delle nostre marachelle, quelli che quando serve dicono alla mamma: sono stato io! Ma non è mica vero, perchè loro dicono queste bugie solo per noi, perchè gli dispiace davvero se mamma e papà ci sgridano, ma in fondo sanno anche stare zitti, quando ce lo meritiamo, e dopo una sgridata o una sculacciata sono i primi ad aprirci le braccia per consolarci e per farci capire che quella cosa li non si doveva fare. Per questo sono speciali. E per questo vorrei far sapere alla mia nonna quanto le voglio bene».
«Io l'aiuto quando deve innaffiare i fiori - racconta ancora Giorgia - rifare i letti o preparare da mangiare. Mi piace quando insieme prepariamo le polpette e le lasagne con i nostri grembiulini e la cuffietta in testa, proprio come i veri cuochi. Per questo, e per tutte le altre cose che mi mi insegna, voglio dire dal vostro giornale: grazie nonna Rosa, ti voglio tanto bene».