Bossi lascia, la Lega si smarca


ROMA. Umberto Bossi, leader della Lega, potrebbe dimettersi oggi da ministro delle Riforme. Lo annuncia La Padania, quotidiano del Carroccio. «Il suo posto - dice Francesco Speroni, braccio destro di Bossi al ministero - potrebbe essere preso da Berlusconi». E proprio ieri il senatùr ha ricevuto una visita a sorpresa: il presidente del consiglio e l'ex ministro Tremonti sono andati a trovarlo in clinica a Lugano. La visita è durata un'ora, nel più stretto riserbo.
«Cambiano i cuochi, l'arrosto resta sempre lo stesso: il premier», dice un deputato dell'Udc. La mossa di giornata è della Lega e si aggiunge a quella annunciata sabato («Non voteremo la legge sulle pensioni»). «Ormai è chiaro, torna Roma ladrona» titola il quotidiano La Padania. Nell'articolo si parla di «crisi dietro l'angolo» e si annuncia l'intenzione di Bossi di lasciare il ministero delle Riforme e di optare per il parlamento europeo. «E' vero, Bossi sta valutando l'opportunità proprio in queste ore - dice Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda e presidente della commissione Bilancio della Camera - E' chiaro che si tratterebbe di una decisione politica». Via Bossi e Berlusconi che assume il ruolo di garante della Riforma federalista. La decisione del leader della Lega potrebbe essere annunciata in giornata, in teoria c'è tempo fino a domani e proprio domani si riunisce il consiglio federale dei leghisti per valutare la nomina di Domenico Siniscalco a ministro dell'Economia. «A noi le controfigure non interessano - dice uno scatenato Mario Borghezio, eurodeputato del Carroccio - dobbiamo puntare i piedi e chiarire molto bene, una volta per tutte, con i nostri alleati di governo e con quelli che hanno fame di soldi pubblici, che noi a Roma ci stiamo non per spartire poltrone e intrallazzi, ma momentaneamente soltanto per cambiare».
«La Lega non mi preoccupa mai - dice Gianni Alemanno, An, ministro delle Politiche agricole - il malumore del Carroccio non ha niente di sostanziale, vorranno solo delle garanzie sul federalismo. Ci sono ancora dei nodi da sciogliere, ma non credo che ci sia nulla di nuovo sul fronte della Lega». Non solo, in An c'è anche chi ipotizza che l'uscita di Bossi dal governo, il suo spostamento a Strasburgo («Forcolandia europea», la definizione che ne ha dato una volta il Senatur), sia in effetti un modo di coprire la sua malattia, di far si che il leader possa rientrare con calma. Bossi esce, Berlusconi si riprende la delega (quindi niente interim), poi la affida a un altro esponente della Lega (Roberto Calderoli?).
Certo è che in Alleanza nazionale la conclusione della verifica non è andata giù tanto bene. Ancora Alemanno: «La verifica è conclusa e il governo riparte nella sua completezza. Consideriamo chiusa questa fase. Adesso c'è il nuovo ministro dell'Economia, ci aspetta il Dpef che deve contenere le indicazioni per la manovra economica che abbiamo di fronte. Il nuovo ministro? Lo giudicheremo sui fatti». Ecco, la manovra, il Dpef: lo scontro è rinviato di poco. «Si tratta di una soluzione conservatrice rispetto ai problemi che venivano posti all'inizio della verifica. Una scelta nell'alveo del tremontismo», dice Domenico Benedetti Valentini, An, presidente della commissione Lavoro della Camera. E attacca la Lega sulla decisione di non votare le pensioni: «La trovo paradossale».
«O c'è quello scatto della politica di cui ha bisogno il Paese - dice Gustavo Selva, ancora An - o la parola passerà agli elettori prima della scadenza della legislatura». Selva non conta molto nel partito, ma il segnale è chiaro. «Berlusconi ha dimostrato chi comanda, ora dovrà dimostrare come si governa», dice un colonnello vero di An, Francesco Storace.
«Il tempo ci darà ragione, quella di Follini è stata la scelta giusta», dicono all'Udc. Certo i malumori ci sono, ma non è detta l'ultima parola. «Ho davanti cinque anni di parlamento europeo a fronte di un'esperienza di ministro, seppur esaltante, che durerebbe cinque-sei mesi», dice Raffaele Lombardo, Udc siciliano, dato ministro certo fino a venerdi sera.
La Finanziaria sarà decisiva, o la maggioranza ce la fa o a primavera alle Regionali si accorpano anche le Politiche.

Alessandro Cecioni