Scolari avvisato, mezzo salvato

LISBONA. Delusione, tristezza e rabbia. Il giorno dopo la sconfitta a sorpresa nella partita inaugurale di Euro 2004, il Portogallo si risveglia dal sonno con l'amaro in bocca: non sono servite nemmeno le invocazioni a Sant' Antonio, patrono di Lisbona e veneratissimo in tutto il Portogallo, del quale avantieri è stata celebrata la festa (seguiranno nei prossimi giorni danzi e balli dedicati a San Giovanni e San Pietro), per evitare lo scivolone con la Grecia. E ora il ct Felipe Scolari, che pure ha chiesto scusa «al popolo portoghese», è già finito sul banco degli imputati. «E adesso Scolari?» si chiedono i giornali.
Secondo la stampa lusitana però non sarebbe bastato neppure mettere in squadra «tutti e tre i grandi santi» per far vincere la formazione di casa contro la Grecia.
A Oporto la gente ha fischiato Scolari già prima dell'incontro, per non aver convocato Vitor Baia (si consolerà da fuoriquota alle Olimpiadi) e per aver escluso Deco dall'11 iniziale: e ora all'indomani della sconfitta imprevista, quanto bruciante, tutti contro il brasiliano. Nell'aria c'è una sensazione amara, da malinconia tipicamente portoghese, quasi da Fado. Sembra quasi ci sia la convinzione dell'inutilità di lottare contro il destino, perchè il Portogallo non è il Brasile e alla fine anche stavolta non vincerà niente. Il match di mercoledi prossimo contro la Russia è già diventato decisivo, ora c'è solo da sperare che il Ct non continui a sbagliare la formazione. «Alzati Selecão», titola il giornale sportivo Record, mentre Jornal de Noticias scrive di «Tragedia greca» e si chiede: «E adesso Scolari?». Secondo A Bola, titolo in prima a carattere cubitali, «è stata una giornata No», però «cari lettori, c'è una buona notizia: giocare peggio che contro la Grecia sarà impossibile: ora il Portogallo può solo migliorare». Domani è un altro giorno, e potrebbe, anzi sarà, migliore di quello appena passato. In fondo la vita rimane bella anche da perdenti, se si ha la fortuna di vivere a Lisbona o Rio, con le statue del Cristo che benedicono la città dall'alto, con il mare di fronte, il senso dell'avventura (in questi giorni calcistica) che continua.
Figo ‘strilla' da tutti i giornali che «questo risultato non è giusto», la gente non gli crede ma bisogna guardare avanti nonostante malinconia e tristezza. Lisbona ha cercato di dimenticare questa sensazione «di essere tornati in Corea» (parole di Nuno Gomes a ricordare che il Portogallo due anni fa vi giocò una prima fase del Mondiale disastrosa) con la sua Notte dell'anno, la grande festa popolare di Sant'Antonio con la sfilata delle bande e dei figuranti in costume di 18 quartieri. La mente va al carnevale brasiliano. Stessa sensazione di ‘saudade' ad Alfama, ex quartiere arabo di Lisbona, balli, feste, bevute e mangiate di sardine per le strade strette da una folla che potrebbe riempire quattro stadi. Il tutto fino all'alba: è «uma grande confusao» che si ripete tutti gli anni, stavolta però non tutti avevano l'espressione divertita. Molti che indossavano la maglia del Portogallo hanno bevuto maledicendo Vryzas, Karagounis e Dellas, più allegri invece quei ‘lisboetas' che hanno già trovato una squadra alternativa, affetto testimoniato dal fatto di indossare maglie azzurre e giallorosse con il numero 10 e la scritta ‘Totti'. La loro allegria può durare ancora qualche ora, in attesa della sfida con la Danimarca.