Pavia, c'è Motta in pole
PAVIA. Continuare con la guida di Marco Torresani o voltare pagina? In queste ore i dirigenti del Pavia da una settimana retrocesso in serie C2 si stanno confrontando e nei prossimi giorni dovrebbe esserci la fumata bianca. Le parole del tecnico cremonese («io e la società viviamo una situazione nuova: il rapporto può cambiare») lasciano trasparire un possibile divorzio. Se cosi fosse, il nuovo mister del Pavia potrebbe essere Gianfranco Motta, indimenticato terzino azzurro negli anni Ottanta. Le voci portano tutte al suo nome. «In questi giorni - ha ammesso Motta - in molti mi hanno fermato chiedendomi se mi fossi già accordato col Pavia. Di concreto non c'è nulla, solo voci». Sarà sincero? Di certo non mente quando dice che a Pavia verrebbe volentieri.
«Ho giocato tre anni in azzurro. Stagioni bellissime, con il ricordo del campionato di C2 vinto nell'83/84 al termine di un appassionante duello col Piacenza. L'anno dopo, a 35 anni, chiusi la mia carriera da calciatore e feci il corso da allenatore di seconda categoria. Ridendo e scherzando sono quasi vent'anni che alleno». Gli inizi in Prima categoria (Missaglia), il primo campionato vinto a Lissone (Promozione), poi Oltrepo (con l'ottimo quinto posto in C2 da matricola), tanta Pro Sesto (7 stagioni), Alessandria, Pro Vercelli, Pro Patria. E Meda, dove ha concluso da poco il suo secondo anno con un brillante sesto posto: «Un piccolo miracolo - commenta Motta - . Una squadra giovane, con molti ragazzi che da altre parti avevano fallito. Abbiamo sfiorato la zona playoff, grazie anche a una società che mi ha dato fiducia. E quando sento la stima della gente con cui lavoro, io do l'anima». Il suo rapporto con la società brianzola è da considerarsi chiuso in quanto la proprietà (i mobilieri Cassina) ha deciso di non iscrivere i bianconeri al prossimo torneo di C2. Motta, quindi, è a tutti gli effetti sul mercato. «Pavia è una piazza che mi attizza. E poi la società azzurra è tra le poche a posto. Conosco bene l'ambiente e il direttore Moreno Zocchi è stato un mio giocatore alla Pro Sesto. La categoria? La C1 è un gran bel campionato, ma anche se fosse C2 sarebbe d'elite».
Come può essere successo che il Pavia sia retrocesso l'anno dopo aver trionfato? «Ho visto solo una partita degli azzurri quest'anno, Pavia-Pro Patria - commenta Motta - . E quella messa peggio mi sembrò la Pro. Non conosco le problematiche che la squadra ha affrontato quest'anno, penso però che il gran numero di sconfitte in casa sia stata una delle cause della retrocessione. E poi Nordi ha segnato molto meno rispetto ai suoi standard». Il Pavia del futuro dovrebbe sposare una linea molto verde: «A me piace molto lavorare con i giovani - spiega il tecnico 54enne - . Per un allenatore è una grande soddisfazione vedere che un ragazzo migliora crescendo, ma non sono di quelli che amano prendersi tanti meriti». Intanto i vari Brocchi, Adami, Valtolina, Albino, Tedoldi e Di Nicola, per citarne alcuni, sono cresciuti e si sono affermati sotto la sua guida. Viene dipinto come un allenatore di polso, che pretende disciplina e cura con dovizia la parte tattica, ma senza esasperazioni. Trapattoniano? «Anni fa giocavo in effetti in modo molto tradizionale, con rigide marcature a uomo - commenta Motta - . Negli ultimi anni ho sposato la zona, giocando quasi sempre a quattro in difesa. In questa stagione il mio Meda ha avuto la terza peggior difesa, ma siamo stati il secondo attacco del girone grazie al gioco corale».
Enrico De Santis