Usi e costumi di una volta

I lavori agricoli sono fatti rispettando i cicli stagionali, le norme secolari, onorando feste e scadenze, ritualizzando ogni gesto. Ripercorriamo, mese dopo mese, le antiche credenze e usanze dei nostri avi.
Gennaio.A Capodanno c'è l'uso di «pruvà ar calandrii», ossia prevedere il tempo dei primi dodici giorni; si fanno pronostici sulla fortuna dell'anno che verrà. All'Epifania i ragazzi attendono i Re Magi che passano la notte della vigilia coi loro cavalli e depongono i regali nello stivaletto sul davanzale della finestra o sulla soglia della porta; i contadini mangiano i tortelli, un cibo rituale per aver un buon raccolto di bozzoli. A Sant'Antonio (17 gennaio) si portano a benedire gli animali e si fa benedire anche un pezzo del pane di Natale: alla sera i contadini si radunano nella stalla a dire il rosario davanti all'immagine del santo e a cantare orazioni, accendono lumi, mangiano castagne secche bollite e si astengono dal lavoro. A San Sebastiano (20 gennaio) il proverbio dice: A San Bastian, un'ura in man (il buio comincia ad andarsene), a Santa Agnesa (21 gennaio), la luserta la va su par la siresa (la lucertola sale sul ciliegio).
Febbraio.Con la Calendora (2 febbraio) si è fuori dall'inverno. La terra comincia a respirare e dopo San Valentino (14 febbraio) i venti marini intiepidiscono l'aria. A febbraio si piantano fave, si semina per un buon raccolto di biada, si comincia la potatura della vigna. Le contadine devono stare attente a non prendere troppo sole perché dice il proverbio al su d'febraar'l fa andà la mujé a l'uspidaal (il sole di febbraio fa andare la moglie all'ospedale). A carnevale si spande il letame; in genere comunque ciò avviene da novembre a marzo a luna vecchia perché non produca erba; e a luna nuova nei prati perché la favorisca. Si fanno mascherate e falò.
Marzo.A marzo si fanno gli accordi annuali fra padroni e boari e braccianti. Negli orti non si devono seminare le biete da costa perché farebbero al castè. Nei campi cantano i grilli e comincia a far caldo, anche se a volte il freddo è ancora intenso. Si pota la vigna a luna calante (19 marzo) e con San Giuseppe (19 marzo) si ripone lo scaldaletto e si mangiano le frittelle. Viene quindi la quaresima con le sue feste e i suoi digiuni; il mercoledi santo i ragazzi vanno «a bat baraban» (rottura della pignatta, una pentola di terracotta appesa al soffitto, ripiena di confetti e dolci ma spesso di acqua, farina od altro, che uno degli invitati, estratto a sorte e bendato deve colpire con un bastone cercando di romperla e far cadere il contenuto). Il giovedi santo, quando si legano le campane, i contadini abbracciano le piante per far allegare i frutti; si mangiano le lenticchie e si vanno a visitare i sepolcri dove si portano le piantine di frumento, orzo e avena, che benedette, preserveranno i campi dalle offese del maltempo. Al venerdi santo si fa la processione e in alcuni paesi viene messo all'asta il diritto di portare statue, simulacri e croci. Alla mattina del sabato santo si accende il fuoco nuovo alla porta della chiesa e a mezzogiorno si slegano le campane, al momento dell'elevazione nella messa e in segno di gioia si fanno esplodere mortaretti e si sparano pistole e fucili con l'intenzione di uccidere Barabba: tutti corrono a lavare gli occhi perché l'acqua è benedetta, vengono riempite le boccettine d'acqua benedetta che servirà a scongiurare la grandine e, mentre suonano le campane, si seminano i primi ortaggi. Nella settimana che precede la Pasqua le donne fanno le pulizie nelle case e fanno stagnare tegami e pentole. Pasqua è la festa dell'uovo; si cuoce sodo e si mangia con l'insalata, ai ragazzi viene regalato al cavagnoe d'l'oev. I contadini depongono dentro un cestello con l'acqua benedetta, il ramo d'ulivo e il cero, sul gabiè, il salcio coi pochi rami rimasti curvati e legati a gabbia. Le piante germogliano.
Aprile.E' il mese in cui si deve seminare la zucca, il granoturco alla metà del mese, i ceci (il 10 aprile), e ci si augura abbondante pioggia. Esce la vacca dal covile I ragazzi vanno per prati in cerca di erba beca che mangiano cruda o cotta come gli asparagi.
Maggio.A maggio si taglia il primo fieno e a fine mese l'erba medica. Nei tre giorni che precedono l'Ascensione si fanno le processioni delle Rogazioni fino al confine del paese per «invocare la protezione del cielo sulle messi».
Giugno.Il proverbio invita a cogliere le prugne. Si semina la canapa alla Pentecoste; ed è la stagione della mietitura. Prima c'è la solennità del Corpus Domini, con la tipica processione: nelle vie sono erette degli altarini con le immagini sacre, davanti alle quali il sacerdote si ferma a benedire. L'operazione di mietitura deve iniziare il giorno di San Giovanni (24 giugno) perché in quel giorno il frumento granisce, e se il grano non è maturo se ne taglia almeno un mannello; mai di lunedi perché morrebbe il capo di casa. Il grano viene falciato a mano (alla fine del secolo cominciavano però ad apparire le prime falciatrici, come anche gli spandifieno) e si formano i coev raccolti in gruppi di 10 o burela che vengono caricati sul carro; a lavoro terminato si festeggia con la curmera. Poi le contadine vanno a spigolare come da contratto. Segue la battitura a verghe sull'aia imbuassà. Se piove in giugno è un guaio per le messe, ma il contadino si consola: s'a piova in s'l burioe, melga e fasoe. La rugiada della notte di San Giovanni ha varie virtù: dà la sua potenza benefica alla camomilla che deve essere colta di buon mattino, preserva i panni dai tarli se sono esposti, conferisce all'olio delle bacche di olmo la possibilità di guarire le ferite. Come a Carnevale si accendono nei luoghi più elevati i falò, fuochi di purificazione.
Luglio.L'acqua è attesa fino a Sant'Anna (26 luglio) dopo è piuttosto dannosa alla vendemmia (Fena a Sant'Ana l'acqua l'è mana). L'esperienza del contadino teme la pioggia in quel giorno: Sa pioeva al di d'Sant'Ana, pioeva un mees e'na stmana.
Agosto.Il caldo e la pioggia distruggono gli insetti dannosi, si vanga la vigna (Pr'avegh dal must, vangà d'agust e Radiis ad vida e radis ad muron, i han da senti al campanon). A San Lorenzo l'uva comincia a prendere colore, si mandano i campari a sorvegliare l'uva ormai quasi matura; è il trionfo dei meloni. Il caldo ormai dura poco.
Settembre.Si raccoglie il granoturco che si spannocchia la sera seduti sui grandi mucchi in mezzo all'aia cantando e scherzando. E' il mese della vendemmia. La vigna già luogo di allegria e di divertimenti ha i grappoli maturi. Con le uve primaticce si fa il barlon che viene consumato durante la vendemmia e soprattutto dai campè. Si inizia la vendemmia a luna calante, affinché il vino si conservi. Le vendemmiatrici cantano a distesa e pongono i grappoli nella cavagna che viene portata dal basladù nella navasa. A fine giornata le vendemmiatrici avranno un ross di tre o quattro grappoli. Segue la pigiatura coi piedi ad opera dei contadini (che credono cosi di preservarsi dai geloni). Si permette alla fine della raccolta alle contadine di andare a grapulà intanto si levano i pali di sostegno delle viti e si accumulano a fasci intorno alla pianta, assicurandoli con legacci; si tolgono le chiudende alla vigne, non prima di aver raccolto le noci e le nespole. Con l'accorciarsi delle giornate si abolisce la merenda (A San Michel la merenda la vula in ciel) (A San Michel la merenda la vula in ciel) e comincia la stagione delle piogge.
Ottobre.Se il tempo è buono si fa il quarto taglio del fieno a cui si unisce la paglia per preparare il mes-cià. Alla Madonna del Rosario comincia la semina sempre a luna nuova e mai di venerdi, perché essendo morto Cristo in quel giorno non potrà invocarne la protezione.
Novembre.La sera di Ognissanti si mangiano le castagne arrostite (bastarnà) dopo il rosario per aver propizia la stagione del baco da seta. E si procede con l'aratura. Cominciano i veri freddi. Poi dopo Sant'Andrea d'Avellino (10 novembre) i contadini si ritirano nelle stalle per passare insieme le serate invernali. La veglia non sarà fatta la notte di Natale e dell'Epifania perché si crede che le bestie in queste sere parlino. Viene San Martino (11 novembre), termine di scadenza degli affitti rurali e si fanno i traslochi. Maturano tutti i vini e si fa il travaso Il freddo si fa veramente sentire e appare la prima neve. Con Santa Caterina (25 novembre) nei campi tutto è terminato, non è più permesso neanche il pascolo. Si vedono i corvi e gli spazzacamini segno evidente dell'inverno. In previsione del gelo che può fermare i molini si deve provvedere a macinare in tempo.
Dicembre.La vigilia di Natale si va alla messa di mezzanotte. E viene Natale con la sua aria di festa, gli auguri e le funzioni. I bambini hanno fatto il presepe. Si fanno regali al dottore, alla levatrice e al maestro. I fittavoli portano al padrone il paio di capponi grassi o il tacchino, il vino scelto, i dolci. Si conserva il pane che si fa benedire il giorno di Sant'Antonio e si dà alle mucche partorienti. Si fanno i pronostici: se la luna è crescente, crescerà il prezzo del grano durante l'anno, se la luna è calante il prezzo calerà.