La città dei grandi uomini

Ecco alcuni dei"figli illustri" del nostro territorio.
Patriota e uomo politico, nato a Pavia il 28 gennaio 1825, Carlo Benedetto Cairoliin gioventù fu ardente neo guelfo e nel marzo 1848 corse a combattere la prima guerra d'indipendenza fra i volontari pavesi, convinto che Pio IX e Carlo Alberto avrebbero dato la libertà a tutte le famiglie italiane. Fece parte del comitato che dal Piemonte cooperò al moto mazziniano scoppiato a Milano il 6 febbraio 1853, subito represso dagli austriaci. Nel 1861 fu eletto deputato e partecipò attivamente alle discussioni parlamentari sedendosi sui banchi della Sinistra e schierandosi con quanti volevano affrettare la liberazione di Roma e del Veneto. Fu presidente del Consiglio nel 1878 e dal 1879 al 1881, ma fu rimproverato aver seguito una politica estera che fu detta delle «mani nette», assai lesiva degli interessi dell'Italia specialmente nei riguardi della Francia. Quando divenne noto il trattato del 1881 con cui si riconosceva il protettorato della Francia su Tunisi, il clamore che si levò nei circoli politici italiani indusse Cairoli alle dimissioni. Mori a Capodimonte (Napoli) l'8 agosto 1889.
11 febbraio 1799: muore a Pavia il grande naturalista emiliano Lazzaro Spallanzani. In città aveva vissuto per più di trent'anni: la fama acquisita con le ricerche condotte tra il 1761 e il 1768 aveva indotto il plenipotenziario della Lombardia austriaca, Carlo di Firmian, a offrirgli l'insegnamento di Storia Naturale in una delle fasi più intense della riforma dell'Università. Spallanzani - che era nato a Scandiano, vicino a Reggio Emilia, nel 1729 e che, presi gli ordini sacerdotali, dal 1763 insegnava filosofia all'Università di Modena e matematica e greco al Collegio San Carlo - si era trasferito a Pavia nel novembre 1769, dove aveva assunto la cattedra e la direzione del Museo dell'Università, di cui sarebbe stato rettore nell'anno 1777-1778. Pur lamentandosi del clima insalubre della città, tornò a Scandiano ogni anno solo per le vacanze estive. Abitò dapprima nell'ex convento di Sant'Epifanio, attuale sede dell'Istituto di botanica, e poi in una casa in contrada del collegio Castiglioni, l'attuale via San Martino.
Il pittore più tipico della Scapigliatura milanese, Tranquillo Cremona, era nato a Pavia il 10 aprile 1837. Aveva imboccato la strada dell'arte dopo una infanzia non felice. Suo primo maestro era stato il bergamasco Giacomo Trecourt, amico del conterraneo Giovanni Carnevali detto «il Piccio»; quest'ultimo influenzò moltissimo la sua pittura. Da lui prese soprattutto la pennellata filamentosa e sporca, tesa più a evocare che non a rappresentare, e le capacità di concentrare le atmosfere psicologiche. Nei quadri di Cremona sono del tutto assenti i temi principali del romanticismo italiano, ovvero il paesaggio e la storia. Egli si concentrò solo sulla figura umana che divenne la protagonista unica dei suoi dipinti. Terminò il suo grande capolavoro, «L'edera» pochi mesi prima della scomparsa. Cremona, che aveva trascorso una vita da bohémien, sperperando il denaro guadagnato all'osteria con gli amici, mori a Milano il 10 giugno 1878. La leggenda vuole che la causa fosse l'avvelenamento, per l'abitudine di stemperare i colori sul palmo della mano.
Compositore, virtuoso di viola e violino, direttore d'orchestra, Alessandro Rollanacque a Pavia il 23 aprile 1757. Studiò dapprima violino e viola a Milano e la specifica predilezione per il secondo strumento gli valse grandi successi. Nel 1795, per qualche mese, ebbe come allievo Niccolò Paganini ma per quest'ultimo rappresentò la vecchia tradizione violinista italiana di Pugnani e di Viotti. In seguito si stabili a Parma dove nel 1801 divenne direttore dell'orchestra del Reale Concerto. Nel 1802, morto il duca di Parma, fece ritorno a Milano dove l'anno seguente venne nominato direttore dell'orchestra della Scala e nel 1805 violino solista alla corte del vicerà Eugenio di Beauharnais. Alla fondazione del Conservatorio di Milano (1808) divenne professore di violino e di viola. Compose, oltre ad alcuni balletti, due sinfonie, 25 concerti per violino o per viola, quartetti, trii, duetti per archi, pezzi per violino o viola sola e altra musica da camera in stile raffinato e brillante, ma alquanto convenzionale nelle forme.
Protagonista di primo piano del movimento Futurista, Gino Soggettinacque a Santa Giuletta il 13 agosto 1896. Giovanissimo si avvicinò al pensiero artistico dell'avanguardia italiana cercando di impegnarsi fattivamente attraverso la creazione di riviste come «La folgore futurista», la proficua interazione con altri gruppi (ad esempio quello fiorentino) e, persino, il varo della casa editrice «Avanguardia». Soggetti mantenne però una profonda indipendenza intellettuale e un attento sguardo critico. Basta ricordare il cambiamento di prospettiva nei confronti delle posizioni ideologiche del movimento. L'anno 1924 segnò un momento di rottura nei confronti della linea politica scelta da Filippo Tommaso Martinetti dopo la marcia su Roma: Soggetti, rappresentante delle correnti anarchiche di Torino e Novara, partecipò con un intervento antifascista al primo congresso futurista nel novembre di quell'anno. Testi e tavole del futurista pavese sono contenuti nel volume «Parolibertà» (edizioni Dall'Orso, Alessandria, 2001). Mori a Pavia nel 1958.