«Prima contiamo quanti siamo, poi parliamo di rilancio»

CASTEGGIO. «Fra gli sforzi che si stanno facendo per il rilancio dell'Oltrepo non trova mai posto una valutazione accurata della sua dinamica demografica, elemento fondamentale per fare previsioni attendibili». Secondo il vicesindaco di Casteggio Renzo Guarnaschelli, prima di fare programmi ambiziosi è necessario comprendere le ragioni di uno spopolamento sempre più massiccio.
La prima cosa da fare, secondo Guarnaschelli, è frenare la fuga di abitanti. Fuga che che colpisce in particolare le zone collinari. Può servire l'azione di ripopolamento prevista nell'ambito del progetto Equal, ma tutto ciò non basta per risollevare una situazione che deve far riflettere tutte le istituzioni preposte al controllo del territorio.
«Come campione omogeneo - propone Guarnaschelli - può essere presa in considerazione l'area di circa 243 kmq che rappresenta il cosiddetto Oltrepo centrale e che comprende una ventina di Comuni da Bressana Bottarone a Fortunago. Casteggio in un certo senso costituisce il baricentro di questa zona. Tra il 1936 ed il 2003, su quest'area la popolazione è diminuita di 5000 unità pari al 15% dei residenti. Se circa trent'anni fa si era registrato un esodo iniziale dalla montagna alla pianura, ora anche quest'ultima sta perdendo abitanti, soprattutto per quanto riguarda i piccoli Comuni. Anche città di dimensioni maggiori, come Voghera o Stradella, seguono questo trend negativo». Nel caso di Casteggio, al censimento del '71 si contavano oltre 7.800 abitanti, mentre lo scorso anno si è scesi a 6.585. Più in generale, la causa principale di questa diminuzione è da ricercare della diminuzione delle nascite. «A questo motivo - aggiunge il vicesindaco - fa da modesto contrappeso l'allungamento della vita media, con l'inevitabile crescita delle richieste di assistenza a coloro che hanno raggiunto una certa soglia anagrafica. Molto sinteticamente, se non avverranno interventi tali da garantire l'occupazione, il progressivo calo della popolazione porterà un ulteriore esodo dei giovani verso luoghi di lavoro, riduzione dei consumi e quindi rarefazione dei servizi».
Simone Delù