Leggere e riflettere

La Giornata della memoria si si celebra anche in libreria dove sono arrivati una buona quantità di testi che ripercorrono la Shoah. Sempre più numerose le memorie dei deportati, come se l'avvicinarsi della fine biologica incalzi i sopravissuti a raccontare e a fissare definitivamente sulla carta tutto ciò che hanno visto e sofferto. Si può cominciare con Questo è stato. Una famiglia italiana nei lager (Il Saggiatore; pp.128; 10 euro), racconto di Piera Sonnino, unica sopravissuta di una famiglia di otto persone. Quelle sessanta pagine dattiloscritte sono rimaste per 42 anni solo una cronaca familiare: nel 2002, grazie alla pubblicazione sul settimanale Diario, sono però venute alla luce rivelando un altro capitolo della deportazione degli ebrei italiani: la storia di un'intera famiglia scomparsa nella Shoah. Il direttore di 'Diario", Enrico Deaglio, firma l'introduzione di quella cronaca familiare «senza un errore, senza una cancellatura». Il manoscritto si chiude con una speranza: «operiamo tutti insieme perchè a nessuna famiglia della terra tocchi più la mia lunga notte di Auschwitz, la lunga notte del martirio del mio popolo e di tutti i popoli europei...». Martin Gilbert - che è uno storico inglese di fama internazionale - per raccontare la storia del popolo ebraico, ha scelto invece una strada diversa: 140 lettere inviate a una signora ebrea ungherese andata via dal suo paese prima che si abbattesse la bufera e che, sposatasi con il cugino di Nehru, ha dedicato la sua vita all'India. Il libro - Carissima zia Fori (Carocci, pp.442; 23.80 euro) - racchiude il testo di queste lettere che ripercorrono le tappe di una storia millenaria di un popolo che nonostante le molte persecuzioni ha sempre avuto presente la norma trasmessagli da Dio tramite Mosè: «scegli la vita. onde viviate tu e la tua discendenza..».
Endloesung: cosi in tedesco si dice 'soluzione finale" e cosi fu chiamata dai nazisti la strategia di sterminio del popolo ebraico a partire dal 1942, quando la direttiva impartita da Heinrich Himmler impose la liquidazione degli ebrei. Una politica che aveva avuto una lunga preparazione negli anni precedenti, a iniziare dalle leggi razziali di Norimberga. Lo storiCO Hans Momsen ne parla ne La soluzione finale (Mulino; pagg. 251, euro 19.50). L'impostazione del problema ebraico era già chiaramente delineata nel Mein Kamf di Hitler, scritto quando il futuro dittatore tedesco era in carcere durante il primo putch di Monaco. E si basava su una solida pratica antisemita già antecedente alla Repubblica di Weimar e che non era mai passata: basti pensare all'assassinio di Walter Rathenau che di quella Repubblica fu un esponente di primo piano. Il nazismo mise a disposizione dello sterminio una macchina amministrativa, burocratica, legislativa e militare terribile. Momsen ripercorre i passi che portarono alla soluzione finale e che nel 1942 divennero fatali: dal luglio di quell'anno ad Auschwitz divenne pratica comune la selezione dei deportati subito dopo il loro arrivo e l'uccisione degli ebrei giudicati inabili al lavoro.