«Irregolare un dosso in viale Cremona»

PAVIA. Quel dosso di viale Cremona, a causa del quale, forse, nel ottobre 2001 perse la vita Stelvio Mariani, ventottenne motociclista di Pavia, era irregolare e l'amministrazione comunale ne era cosciente. A sostenerlo c'è una nota ufficiale, la nº 2517 (datata 11 settembre 2000), nella quale il responsabile dell'Ufficio Traffico, l'architetto Antonio Capone, sosteneva che l'attuale struttura viabilistica di Pavia non consentiva l'«installazione di dossi artificiali quali rallentatori di traffico». Questo, almeno, secondo il Codice della Strada, precisamente all'articolo nº 42.
Sarà questo documento uno dei tanti che l'avvocato Massimo Marmonti, che rappresenta i familiari di Stelvio Mariani (padre, madre e sorella) allegherà sia alla richiesta alla Procura della Repubblica di riapertura dell'indagine penale, sia alla richiesta al Tribunale di risarcimento danni (per un valore ipotizzato in 500 milioni).
Non è un caso che il Comune, più volte, abbia sostenuto che quello di viale Cremona «non era un dosso artificiale, bensi un passaggio pedonale rialzato», figura tecnica che non esiste nel Codice della Strada. In realtà, era lo strumento che si sperava utile (poi fu rimosso per la sua eccessiva rumorosità al passaggio dei camion con rimorchio) per limitare la velocità e, di conseguenza, il rischio di incidenti che vedessero vittime i pedoni. «Un fatto era certo - ribadisce l'architetto Capone -, su quella strada gli incidenti non sono mancati». «Volevamo salvare delle vite ed evitare tragedie», aveva aggiunto l'assessore alla Mobilità, Fabio Zucca.
E allora, perché non installare un dosso rallentatore, come previsto dal Codice della Strada? Perché chiamarlo «passaggio pedonale rialzato»? Difficile saperlo, ignorando la missiva dell'Ufficio traffico. Anche perché, proprio nei giorni scorsi, in Comune ci si è difesi sostenendo due tesi: la prima è che l'incidente stradale in cui perse la vita il giovane motociclista non fu causato dal dosso, ma da una fatalità; la secondo è che, comunque, il passaggio pedonale rialzato era stato costruito «secondo le indicazioni di legge». Ossia, come un dosso artificiale. Insomma, aveva l'altezza, la larghezza, la lunghezza e i materiale di un «dosso rallentatore di velocità», cosi come previsto dall'articolo 179 del regolamento attuatore del Codice della Strada, ma portava un nome diverse. Come installare un semaforo, con le tre luci rossa, verde e gialla che serve a regolare un incrocio e chiamarlo «Pippo». Insomma, a farla breve: l'amministrazione comunale, con l'obiettivo di evitare altri incidenti, riteneva necessario installare un dosso artificiale in viale Cremona; questo dosso, secondo il Codice della Strada, non si poteva installare; si è costruito un dosso dandogli un altro nome. Se mai si dovesse accertare che questo manufatto su causa o concausa dell'incidente, per il Comune saranno guai.