L'Università ricorda Giorgio Vigolo
PAVIA.«Signor Alberto Arbasino, La ringrazio con molto, troppo ritardo delle sue poesie. Guardi però che le poesie, in tempi sempre meno poetici, fruttano molta amarezza e nessuna consolazione. Glielo dice uno che ne sa qualche cosa. Con cordiali saluti Giorgio Vigolo». Era il 19 giugno 1954 quando Vigolo, poeta, traduttore, critico musicale del «Mondo» e del «Corriere della sera» scriveva ad Arbasino sintetizzando in poche righe la sua solitudine artistica. E' uno dei documenti esposti nella piccola mostra che accompagna e illustra il convegno Per Giorgio Vigoloche si tiene domani e dopo in Biblioteca Universitaria e che il Centro manoscritti dell'Università ha organizzato con la Provincia e il Comune. Occasione del convegno è la donazione al Centro manoscritti di un nucleo importante di carte di Vigolo: una settantina di lettere - tra cui quelle ad Aldo Camerino, a Guarnieri e alcuni critici - prove della prima stagione poetica, diari, alcuni disegni dell'autore e un ritratto dell'amico Georges de Canino. «E' un'occasione per tornare a parlare di un poeta del 900 che spesso non ha avuto il ruolo che gli competeva - spiega il prof. Renzo Cremante, direttore del Centro manoscritti -. Vigolo era una personalità complessa: poeta, critico musicale, traduttore dal tedesco di Hölderlin e Hoffmann, oltre che un notevole prosatore; soprattutto quando ricostruisce le atmosfere della Roma barocca ricorda molto Gadda». Innamorato di Roma, dove era nato nel 1894 (da madre romana e padre vicentino) Vigolo - che è stato curatore dei sonetti del Belli - amava raccontare e disegnare il barocco romano: tra i documenti donati dagli amici al Centro manoscritti ci sono infatti alcuni schizzi di vie e chiese romane, santa Maria Maggiore, il colonnato del Bernini, via Sistina. Luoghi che Vigolo - come racconta nei piccoli quaderni e diari oggi a Pavia - aveva imparato ad apprezzare grazie a lunghe passeggiate col padre, musicista dilettante che l'aveva educato anche alla musica. I due giorni di convegno pavese renderanno quindi conto - a vent'anni dalla morte - della molteplicità della sua cultura. L'inizio, alle 15,30 di domani, sarà dedicato all'attività di poeta, di cui parleranno Fernando Bandini, Pietro Gibellini, che si soffermerà sulla poesia di Belli, Gianfranca Lavezzi e Massimo Gezzi. La mattina di giovedi (ore 9.30) sarà aperta da Giorgio Cusatelli e Bruno Nacci, che presenteranno le traduzioni dal tedesco e dal francese, quindi Magda Vigilante ricorderà la poesia giovanile e la collaborazione con La Voce di De Robertis, Giuliana Rigobello e Jean Robaey della poetica e l'amico pittore Georges de Canino rievocherà gli incontri e gli anni con Giorgio Vigolo. Ancora ricordi di vita romana e di anni di critica musicale nel pomeriggio di giovedi (inizio dalle 15,30), con interventi di Lucio Felici, Stefano Verdino, Bruno Cagli, Riccardo Pecci e Nicoletta Trotta, che presenterà le carte di Vigolo donate al Fondo manoscritti pavese. Il convegno pavese è dunque un'occasione per conoscere Giorgio Vigolo, poeta schivo, forse dimenticato, che non amava chiedere favori e non scendeva a patti con nessuno, che riconosceva nella poesia la «sola e vera moglie della mia vita».
Grazia Bruttocao