Nell'esercito per avere lavoro

CASAVATORE (Napoli).A casa di Pietro Petrucci, il caporal maggiore di 22 anni ricoverato a Kuwait City in stato di morte cerebrale, si attende la disponibilità di un aereo per partire. Il padre, Pasquale, autista del Ctp, l'azienda provinciale per i trasporti, e la madre, Luigia Panara, vogliono vederlo ancora. Dalla casa al quinto piano di corso Marconi, filtrano attraverso vicini e conoscenti, voci di un filo di speranza ancora vivo, ma i Tg irrompono con la notizia della vittima numero 19 dell'attentato a Nassiriya - poi precisata - e tutti comprendono lo stato reale della situazione. Pietro Petrucci, napoletano, trasferitosi con la famiglia a Casavatore, un centro di circa 30mila abitanti che è un pezzo di periferia di Napoli, è il secondo di tre figli. Il fratello maggiore, Enzo, 24 anni, lavora a Milano, anche lui è autista come il padre, l'altro fratello, Giovanni, 20 anni, ex elettrauto, adesso è aviere. Lui, Pietro, è un Vfb, volontario a ferma breve, aveva voluto restare nell'esercito ed aveva scelto di partecipare alla missione in Iraq. Ma è inutile chiedere agli amici della Caffetteria Vittorio, 200 metri da casa sua, se era un entusiasta della vita militare. La risposta arriva subito, in coro: «Qui per lavorare dobbiamo andarcene all'estero. L'unica alternativa è l'illegalità». Pietro, un ragazzo descritto da tutti come tranquillo ed allegro, è diventato un eroe un po' per forza, per uscire dall'alternativa disoccupazione-emigrazione. A Casavatore sono diversi i ragazzi che hanno scelto le forze armate per trovare un lavoro. A parlargli delle missioni all'estero - racconta chi lo conosce - era stato un amico, Rino Musto, che aveva partecipato all'operazione di pace in Bosnia.