Arnold, il camaleonte che sa vendere se stesso
WASHINGTON.Schwarzenegger è un camaleonte che giunge dal passato, l'ironia non potrebbe essere più sferzante. Quella del leader politico è infatti solo la più recente incarnazione di un genio della trasformazione che nella sua vita ha saputo vendere con abilità soprattutto un prodotto: se stesso. L'immigrato austriaco che sognava da ragazzo di diventare Mister Universo (centrando a venti anni il bersaglio) si è trasformato in uno dei più famosi divi di Hollywood, in un intraprendente uomo d'affari, in un guru del benessere fisico dei bambini americani (soprattutto quelli poveri), in un membro della famiglia Kennedy di fede repubblicana e adesso nel primo cittadino dello stato più popoloso d'America.
Schwarzy ha usato con grande abilità questi aspetti diversi della sua personalità e della sua evoluzione durante la campagna elettorale presentandosi nei salotti dei talk-show televisivi come il divo carismatico di Hollywood, presentandosi ai contadini della California come il ragazzo cresciuto in Austria in una fattoria, presentandosi agli imprenditori nel ruolo (innegabile) di abile commerciante, sottolineando nei suoi contatti con gli strati più poveri della popolazione la sua radice di immigrato.
Una radice del resto ricordata di continuo dal suo accento non americano che lo porta a pronunciare la prima «i» di California come una «i» (per tutti i «nativi» è invece una specie di «a») e a difendere questa bizzarria ricordando che il nome dello stato è di origine ispanica (ma il suo maggior rivale, il superispanico Cruz Bustamante, si era guardato bene dall'imitarlo).
E' un camaleonte il brutale Terminator dello scialbo governatore Gray Davis (sbiadito anche nel nome) nei programmi politici per risolvere i gravi malanni economici (e non solo) della California: Schwarzy si proclama genericamente conservatore in materia fiscale e progressista in materia sociale (è pro aborto e per la proibizione delle armi automatiche, due eresie per i repubblicani).
Schwarzenegger ha sempre sostenuto di avere sfruttato le «basse aspettative» in cui si è sempre trovato immerso fin dall'epoca delle competizione di culturismo: «Pensavano che una persona con un corpo come il mio non potesse avere un buon cervello». E' una situazione che ha sfruttato in modo magistrale nell'unico dibattito in Tv con i rivali dove Schwarzy ha dovuto solo dimostrare di non sfigurare nel 'club' dei candidati per vincere a mani basse (e da quel giorno le sue quotazioni nei sondaggi hanno cominciato a salire a dismisura).
E' riuscito a farsi perdonare molto dagli elettori: le accuse di molestie sessuali contro una infinità di attricette e comparse dei suoi film (si è scusato genericamente senza però ammettere alcuna responsabilità specifica), le rivelazioni della sua ammirazioni giovanile per Hitler, la vaghezza delle sue ricette per guarire il gigante malato californiano. Gli è andata bene: le accuse sono giunte troppo tardi nella campagna per danneggiarlo, il governatore Davis era proprio odiato dai californiani, i rivali di Schwarzy alla poltrona di primo cittadino non avevano la statura per competere con il torreggiante Terminator. La prima pellicola della serie «Schwarzy il Politico» ha avuto un lieto fine per il divo di Hollywood. Ma la serie è destinata a proseguire. «Non deluderò la vostra fiducia», ha promesso solennemente il Terminator della politica americana.