Cimitero profanato a Gambarana, la messa riparatrice

Video È stata celebrata nella chiesa parrocchiale di San Pietro e San Biagio d Gambarana una “messa di riconciliazione” dopo la profanazione di alcuni loculi contenenti le ossa di una decina di salme nel piccolo cimitero del paese ad opera di vandali. Ed è stato il vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, coadiuvato dal parroco don Luca Discacciati e dal coadiutore don Lorenzo Montini, a celebrarla in una chiesa affollata di fedeli e di autorità. Tra questi una vasta rappresentanza di sindaci della zona, il maggiore Flavio Pressi, della Compagnia carabinieri di Voghera, e la comandante della stazione di Pieve del Cairo, maresciallo Ludovica Mignone. Il vescovo ha invocato il perdono per i colpevoli dell'insano gesto e ha pregato per i defunti i cui resti erano stati abbandonati a terra dopo che i ladri avevano cercato sulle salme oggetti in oro con esse sepolti. Video Morandi

Basket, nuovo pivot per la Riso Scotti: è Quarisa

Video Andrea Quarisa, classe ’92, è l’ultima aggiunta a una Scotti che punta in alto. Nessuno nella conferenza stampa di presentazione del pivot veneziano, in arrivo dalla Scandone Avellino (B interregionale), lo dice per scaramanzia, ma il pensiero è chiaro: con l’innesto dell’esperto centro l’obiettivo è far la maggior strada possibile nei play off. «Sono arrivato nella serata di lunedì e non sono ancora riuscito a vedere un allenamento dei miei compagni – afferma Quarisa –, c’è voglia di fare bene da parte della società, della squadra e mia, e non vedo l’ora di tornare in campo». Video Garbi

Sentenza Adriatici, la famiglia della vittima: "Lo diciamo da subitio: fu omicidio volontario, abbiamo aspettato 5 anni ma abbiamo avuto ragione"

Video «Te l’avevo promesso o no? L’avevo promesso dal primo giorno, ti ricordi»? L’avvocato Marco Romagnoli, legale di parte civile insieme a Debora Piazza, esce dall’aula abbracciato a Mohamed El Boussettaoui, il padre della vittima. L’uomo che la mattina del 21 luglio di cinque anni fa scoprì della morte del figlio solo facendo il giro degli ospedali, preoccupato perché il giorno prima Younes non si era presentato nella loro casa a Livorno Ferraris, in Piemonte, per la festa del Sacrificio, celebrazione importante per i musulmani. L’avvocato cinge le spalle dell’uomo, che insieme alla moglie, Hafida Rabia, non ha mai perso una tappa dei due processi a carico di Massimo Adriatici. L’avvocata Piazza, con le lacrime agli occhi, accompagna invece Bahija El Boussettaoui, la sorella della vittima, la più battagliera della famiglia. «Non ci aspettavano una pena perfino più alta della richiesta del procuratore, ma siamo contentissimi – dice –. Lo saremo ancora di più quando vedremo l’imputato dietro le sbarre. Dall’inizio diciamo che fu un omicidio volontario. Abbiamo aspettato cinque anni ma alla fine abbiamo avuto ragione». Alla lettura della sentenza sono presenti anche i due fratelli di Younes El Boussettaoui, che al processo avevano raccontato dei mesi difficili che avevano preceduto la tragedia. Dai loro racconti era emerso che la vittima, che aveva moglie e due figli in Marocco e in Italia aveva sempre vissuto con i genitori e con la sorella, prima a Novara e poi a Livorno Ferraris, a un certo punto aveva manifestato disturbi mentali. «Vedeva angeli e diavoli, aveva le allucinazioni, parlava con persone inesistenti – avevano spiegato la sorella e i fratelli –. Quando ha cominciato a prendere le cartacce da terra per mangiarle abbiamo cercato di farlo ricoverare». Ma nonostante un ricovero in ospedale nulla era cambiato: le strade di Voghera erano diventate la sua casa. Video Garbi, servizio Maria Fiore

Sentenza Adriatici, parla l'avvocato Gastini: "Andremo fino in fondo"

Video Un fulmine a ciel sereno». L’avvocato difensore Luca Gastini è il primo del pool difensivo a uscire dall’aula dove Massimo Adriatici siede sul banco degli imputati ancora attonito. La sentenza è stata appena pronunciata. Adriatici non rilascia dichiarazioni. Lo fa al suo posto l’avvocato, che non nasconde il suo turbamento: «Affronteremo anche questa. Cercheremo di aspettare questi tre mesi per il deposito della sentenza, che siamo molto curiosi di leggere. Sono convinto che la verità verrà fuori, le corrette sentenze verranno fuori. Il processo è fatto di tre gradi di giudizio proprio perché nei gradi precedenti si può sbagliare. Andiamo quindi fino in fondo». L’appello della difesa, una volta depositate le motivazioni, appare scontato. «Qui c’è un problema di qualificazione giuridica di un fatto che è rappresentato bene da un video – aggiunge l’avvocato Gastini –. Come siano andate le cose è lì da vedere. La telecamera riprende tutto, tranne il secondo in cui è avvenuto lo sparo. Bisognerebbe pensare quindi che in quel secondo si è formata la volontà di uccidere in una persona che aveva da poco subito un’aggressione». La difesa aveva chiesto l’assoluzione invocando «l’incapacità naturale» dell’imputato al momento del fatto, perché il colpo di pistola, secondo i consulenti di Adriatici, fu esploso non in modo cosciente, ma in un momento di «blackout mentale». Una tesi che poteva portare (e questa era in parte una speranza della difesa) a una riqualificazione del capo di imputazione in un’accusa più lieve , come un delitto colposo o preterintenzionale