Video "Abbiamo un governo che non è stato neanche in grado di dire all'ambasciatore egiziano di incontrarci". Da Fiumicello, il paese di Giulio Regeni, i genitori del ricercatore italiano rapito e ucciso al Cairo nel 2016 tornano sulle "promesse mancate" della politica sulla vicenda del figlio.
In occasione dell'ottavo anniversario della scomparsa, e in vista del via al processo ai quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani imputati nel procedimento sulla morte di Giulio, al via il prossimo 20 febbraio, Paola e Claudio Regeni attaccano "un governo ci ha fatto sapere l'Egitto e Al Sisi avrebbero collaborato al cento per cento, ma alle nostre continue richieste di incontrare l'ambasciatore egiziano a Roma non sono mai arrivate risposte, anzi". "Ai primi di ottobre, dopo il via libera al processo della Corte, il nostro ministro degli Esteri Tajani ha addirittura avvertito Al Sisi della scelta della Corte. L'Italia che avverte l'Egitto, quasi come a scusarsi, perché non è riuscita a fermarci".
intervista di Matteo Macor