Giulia Cecchettin, l'avvocato di Turetta: "Confermate le ammissioni fatte alla polizia tedesca"

Video "Filippo Turetta oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha ritenuto giusto rendere delle dichiarazioni spontanee con le quali ha confermato le ammissioni fatte alla polizia tedesca". Lo ha detto Giovanni Caruso, l'avvocato di Filippo Cecchettin, il giovane accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin. L'ARTICOLO Filippo Turetta si mette a piangere di fronte alla gip dicendo: “Ho ucciso la mia fidanzata”

Azienda mineraria porta Greenpeace in tribunale per una protesta pacifica in mare: ha "bloccato" una nave

Video Da una settimana gli attivisti di Greenpeace stanno bloccando la “Coco”, nave utilizzata nell’Oceano Pacifico dall’azienda The Metals Company (TMC), interessata all’estrazione mineraria in acque profonde (deep sea mining). In tutta risposta, TMC ha avviato un procedimento legale contro Greenpeace International. NORI, consociata interamente controllata da TMC, società canadese sponsorizzata dallo Stato insulare di Nauru, ha presentato un’istanza d’ingiunzione per fermare la protesta di Greenpeace. L’udienza davanti a un tribunale olandese è prevista oggi: la NORI chiede al giudice di imporre a Greenpeace la sospensione immediata della protesta e una multa fino a 10 milioni di euro, nel caso in cui l’azione pacifica non dovesse cessare. Nonostante la crescente opposizione politica e i negoziati sul deep sea mining in corso presso l’Autorità internazionale dei fondali marini (ISA), TMC ha ripetutamente dichiarato la propria intenzione di avviare queste pericolose attività, al momento bloccate dagli attivisti di Greenpeace. Un’attività che, come riconosciuto dalla stessa azienda nel suo ultimo rapporto, “non può essere sostenibile”. La causa intentata contro Greenpeace, secondo NORI, ha anche il sostegno dell’Autorità internazionale dei fondali marini (ISA), l’organismo che dovrebbe regolare le attività estrattive in mare. Il segretario dell’ISA ha addirittura scritto una lettera agli Stati membri e a Greenpeace International, chiedendo la fine della protesta “alla luce della minaccia immediata e urgente di gravi danni all’ambiente marino e alla sicurezza della vita in mare in l'area”. Peccato che l’azienda stessa, peraltro in grave crisi economica, abbia confermato nel suo ultimo rapporto che quest'attività “non può essere sostenibile”. «Non possiamo permettere che per salvare una compagnia sull’orlo del fallimento si consenta di intaccare l’ultimo ecosistema incontaminato del mondo», commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. «Questa spedizione nel Pacifico è il passo che precede l’avvio delle attività estrattive in alto mare. Una follia, come confermano i continui allarmi della comunità scientifica: non possiamo stare in silenzio». Oltre 800 scienziati e 24 Paesi hanno chiesto una moratoria alle estrazioni minerarie negli abissi che sono la vera minaccia all’ambiente marino, non di certo la protesta pacifica degli attivisti di Greenpeace. «Gli stretti legami tra un organismo che dovrebbe porsi quale regolatore, come l’ISA, e l’industria mineraria sono sempre più chiari», conclude Giannì. «Agli Stati chiediamo di assumere il chiaro controllo dell’ISA, di mettere la protezione dell’ambiente marino al centro del suo lavoro e di stabilire una moratoria immediata sull’estrazione mineraria in acque profonde».

Cristiano Ronaldo rinuncia a un rigore: "Non è fallo". Ma l'arbitro non si fida: "Lo dica il Var"

Video Secondo minuto del match di Al-Nassr-Persepolis, match della Champions asiatica. Sul punteggio di 0-0, il portoghese va a contrasto dentro l’area con l’avversario Soroush Rafiei e crolla a terra nonostante questi ritragga la gamba prima che avvenga l'impatto. Ronaldo si alza e va dall’arbitro, che aveva fischiato il rigore, facendo "no" col dito."No penalty", non è rigore, gli ha detto. Il direttore di gara, però, ha dovuto seguire il protocollo e controllare la giocata al video, prima di poterlo annullare. La partita tra il club saudita, dove gioca il portoghese, e la squadra iraniana è poi finita 0-0.

Il brano di Emis Killa accusato di istigare al femminicidio. Nel 2016 spiegava: "Serve sensibilizzare"

Video "Preferisco saperti morta che con un altro. Vengo a spararti" canta Emiliano Rudolf Giambelli, in arte Emis Killa, nella sua canzone "3 messaggi in segreteria". Il brano è al centro delle polemica, accusato di essere un inno al femminicidio: racconta l'escalation di violenza di un uomo che continua a chiamare l'ex fidanzata, che non gli risponde al telefono. Poi l'epilogo, in cui afferma che sta guidando verso la casa della ex- incattivito da una sbronza e deciso a ucciderla, perché "voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi. Io ci ho provato e tu mi hai detto no, con quella cornetta ti ci strozzerò".

Il brano è al centro delle polemiche da quando il Comune di Ladispoli ha invitato il suo autore a esibirsi la notte di Capodanno insieme a Gué Pequeno.  Anche se in realtà aveva creato scompiglio già nel 2016, quando era uscito. E Emis Killa allora aveva risposto all'accusa di aver scritto un inno al femminicidio con un lungo post su Facebook: "Si parla di "3 messaggi in segreteria", e certi lo fanno come se istigasse alla violenza sulle donne. In questa canzone racconto di un ragazzo che perde la testa per la ex fidanzata e decide di ammazzarla. Lo racconto dal punto di vista, malato, di chi ammazza. E' il mio modo per sensibilizzare e denunciare il femminicidio. Ho scelto un metodo brusco, diretto, cattivo, e soprattutto in prima persona, perché so che è il più efficace e mi appartiene, e infatti si sta alzando un polverone, che è quello che mi aspettavo, per poter porre l'attenzione su uno degli aspetti più brutti di questa società. Come artista è mio privilegio e mio compito raccontare storie e far pensare chi mi ascolta. Quando creo canzoni creo mondi, a volte colorati, a volte crudi. Nelle canzoni racconto la realtà, che a volte è orribile, a volte è sbagliata, ma mai possiamo far finta che non esista. Ho corso di proposito il rischio di essere frainteso perché il mio richiamo alla riflessione e alla consapevolezza non passasse inosservato, e l'ho fatto coi modi e le parole che sono mie".