Sudan, i ribelli occupano un laboratorio pieno di virus micidiali. L’allarme dell’Oms: “Alto rischio”
La struttura sanitaria contiene campioni di agenti patogeni della rosolia, del colera e della poliomelite
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«È una storia che racconto in pubblico per la prima volta, più di cent’anni dopo i fatti, tornando in quella Pavia, dalla quale loro furono costretti a fuggire, non senza emozione, ma con una perplessità, mista a sdegno, nei confronti di coloro, che, italiani, non riescono ancora oggi a dirsi orgogliosamente antifascisti»
Massimo Castoldi*Il comandante della Stradale: « Assolutamente irresponsabile»
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Video L'esempio di un dodicenne che decise di non girarsi dall'altra parte, come insegnamento civico alle ragazze e ai ragazzi di oggi. Il 25 Aprile è l'occasione di ricordare la figura di Ugo Forno, detto "Ughetto", ultima vittima della Resistenza romana il 5 giugno 1944, quando guidò un manipolo di giovanissimi del quartiere Trieste per evitare che i tedeschi abbattessero un ponte sul fiume Aniene. Per salvare quell'infrastruttura che sarebbe servita agli Alleati ci rimise la vita a soli 12 anni. Nelle celebrazioni della Liberazione organizzate dall'assessorato alle culture del Comune di Roma nel quartiere Garbatella, il nipote Fabrizio Forno ha potuto raccontare ancora una volta a un pubblico di ragazze e ragazzi la storia dello zio, medaglia d'oro al merito civile e riconosciuto come partigiano, perché la sua memoria resti un modello di rifiuto dell'indifferenza per le nuove generazioni. "Ma il messaggio principale", spiega Forno, "è che non ci devono essere più eroi dodicenni. L'esempio di Ughetto deve servire alle giovani generazioni come un simbolo di attenzione a ciò che ci circonda". Oggi quel ponte di ferro sull'Aniene porta il nome di Ugo Forno, insieme a una targa e due murales in un percorso portato avanti dalla famiglia e dagli amici. Di Gianvito Rutigliano
Video "Non voglio essere critico a ogni costo ma certe cose se si sentono bisogna dirle ad alta voce, mettendoci la faccia. Giorgia Meloni in alcune occasioni pubbliche ha mostrato una faccia decisa e quello che dovrebbe fare è mettere la faccia e dire con chiarezza e in maniera definitiva: 'Siamo antifascisti'". Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, alla partenza del corteo del 25 aprile. A sfilare con lui la compagna Chiara Bazoli, con un garofano rosso in mano. di Daniele Alberti
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Video Anche a Vigevano le celebrazioni della liberazione dal nazifascismo.Video Sacchiero
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Video Tanta gente al corteo da piazzale Ghinaglia e poi in piazza del Carmine e nella basilica, infine in piazza Italia per l'orazione ufficiale.
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