Non una di meno Pavia al fianco della sorella di Adelina

video Giovedì Ermira Sejdini, la sorella di Adelina era davanti alla questura con l’avvocata e con le donne dell’associazione “Non una di meno” (nel video la portavoce Rossella Cabras), per lanciare l’appello alle istituzioni: «Voglio sapere cosa è successo». «Mia sorella ha vissuto aiutando le persone a non soffrire, ma quando è stata lei a chiedere aiuto ha trovato le porte chiuse», ha detto la sorella di Alma, da tutti chiamata Adelina, morta suicida gettandosi nel vuoto da un cavalcavia ferroviario a Roma per l’ennesima beffa della burocrazia, che dopo averle negato la cittadinanza italiana le aveva concesso quella albanese. Ma chiede anche che le indagini «facciano chiarezza» sulle circostanze della morte della sorella, che vent’anni fa fece arrestare con la sua testimonianza 40 criminali appartenenti al racket della prostituzione. Video Garbi

La sorella di Adelina chiede giustizia: "Si faccia chiarezza sulla morte"

video «Mia sorella ha vissuto aiutando le persone a non soffrire, ma quando è stata lei a chiedere aiuto ha trovato le porte chiuse». Chiede «giustizia» Ermira Sejdini, sorella di Alma, da tutti chiamata Adelina, morta suicida gettandosi nel vuoto da un cavalcavia ferroviario a Roma per l’ennesima beffa della burocrazia, che dopo averle negato la cittadinanza italiana le aveva concesso quella albanese. Ma chiede anche che le indagini «facciano chiarezza» sulle circostanze della morte della sorella, che vent’anni fa fece arrestare con la sua testimonianza 40 criminali appartenenti al racket della prostituzione. Per questo Ermira Sejdini si è rivolta a un legale, l’avvocata Barbara Ricotti. Ieri la sorella di Adelina era davanti alla questura con l’avvocata e con le donne dell’associazione “Non una di meno”, per lanciare l’appello alle istituzioni: «Voglio sapere cosa è successo. La salma non ci è stata ancora restituita, dopo quattro giorni. Dalle istituzioni abbiamo avuto solo la telefonata, arrivata a mio padre, che Alma era morta». Sul permesso di Adelina era scomparso, due mesi fa, lo stato di apolide e comparsa la cittadinanza albanese per ragioni di lavoro. «Ma non lavorava, era molto malata – dice la sorella –. Quella indicazione sui documenti le impediva di avere accesso a una casa e metteva a rischio l’assegno di invalidità». L’avvocata Ricotti spiega che «sono emersi due ricoveri in ospedale a Roma, il 3 al San Giovanni e il 4 al Santo Spirito, con codici arancio e rosso. Cosa è accaduto? Perché è stata rilasciata? Per ora sappiamo solo che invece di un aiuto ha ottenuto un foglio di via. Stiamo valutando la denuncia o l’esposto». —L'ARTICOLO

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