Video Sono state posate in piazza della Repubblica a Garlasco giovedì mattina le pietre d’ inciampo a ricordo dei deportati durante il nazi fascismo Francesco Mazza e Pietro Gallione. Le storie di Gallione e Mazza, in assenza di parenti dei deportati ancora in vita, sono state ripercorse da due alunni. Gallione nasce a Garlasco il 23 agosto 1918. Di professione muratore, si arruola nell'artiglieria, combatte in Grecia e ritorna in Italia con una licenza premio alla fine di agosto del 1943. L'8 settembre, data dell’armistizio fra Alleati e Italia, si trova a Mestre, dove viene catturato dai tedeschi durante un rastrellamento e poi deportato. «Durante il viaggio verso la Germania – ha ricordato un alunno – Pietro riesce a gettare una lettera dal vagone merci, che sarà fortunosamente recapitata ai familiari». Muore a Mittelbau il 5 aprile 1945. Mazza nasce a Garlasco il 27 giugno 1901. Di professione contadino, agisce isolatamente, aiuta i militari alleati fuggiti dai campi di prigionia, li nasconde e li fa espatriare in Svizzera. In seguito alla delazione di una spia, i fascisti lo arrestano a Garlasco il 9 settembre 1944. Viene portato a Pavia, a San Vittore e poi a Bolzano: infine, sarà deportato a Dachau, dove morirà il 19 febbraio 1945. Venerdì 25, alle 21, la sala polivalente ospiterà l’incontro promosso da Comune e Anpi: si parlerà dei due deportati di Garlasco e di Teresio Olivelli. Servizio di Umberto de Agostino, video Morandi