di VITTORIO EMILIANI Stanno suscitando commenti sarcastici, o molto maliziosi, sui giornali on line due notizie che riguardano Silvio Berlusconi: l’invito rivoltogli da Sergio Mattarella a presenziare alla cerimonia di insediamento al Quirinale e lo sconto di pena accordato al Cavaliere da
di CHIARA GELONI Un’occasione per archiviare i Giorni bugiardi. Come sarà il Pd dopo Mattarella? È presto per dirlo, le interviste del giorno dopo saranno presto superate dai fatti, e sarà bene basarsi su quelli per giudicare. Il patto del Nazareno resta sullo sfondo, così come le decision
servizi di Andrea Sarubbi wROMA In ogni ricetta c’è la mano creativa dello chef, e in ogni discorso di insediamento la storia personale del nuovo presidente. Ma alcuni ingredienti non cambiano mai: esaltazione dei predecessori tra gli applausi dell’Aula, ruolo della Resistenza (o del Risor
1946. Il capo provvisorio dello Stato, attento a voler distinguere il proprio ruolo da quello di un presidente della Repubblica, non si presenta neppure all’Assemblea Costituente: rimane a Torre del Greco e manda all’Aula un messaggio, che viene letto da Saragat: all’opera immane di ricost
1978. Alla vigilia della prima elezione diretta del Parlamento europeo, inizia con lo sguardo oltre i confini. Sogna un Paese impegnato nella pace («Si svuotino gli arsenali di guerra, si riempiano i granai») e nella lotta alla fame nel mondo. Presidente partigiano, denuncia «labisso in cu
1955. Il primo momento - quello della ricostruzione e l’uscita da una certa soggezione per la guerra persa - è ormai passato, e nel Paese c’è una crescente ansia di rinnovamento: «Non è la mia persona», spiega Gronchi, «ma è la percezione precisa nella coscienza pubblica che un ciclo si è
1962. Nel 1957 si sono firmati i trattati di Roma, che hanno sancito la nascita dell’Europa, e il discorso di Segni è attraversato da una grande speranza: vede l’embrione della futura Unione come «il superamento definitivo di antichi, sterili antagonismi», il frutto di «una volontà sempre
1992. Il suo è il discorso più mistico: Scalfaro confessa all’Aula di aver pregato dopo l’elezione e si affida a Dio e alla Madonna, inchinandosi però alle altre fedi e alla scelta di non credere. La sua devozione politica e istituzionale è comunque «al Parlamento» e a quella Costituzione
2006. Figlio di elezioni travagliate, vinte da Prodi per una manciata di voti, apre con un riconoscimento a Berlusconi: «Gli opposti schieramenti politici sono emersi entrambi largamente rappresentativi del corpo elettorale». Chiede di uscire dal muro contro muro, per «i temi di necessaria
2013. Torna per la rielezione: racconta di avere accettato per il clima difficile e per «il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento». Poi arrivano le mazzate ai partiti per l’immobilismo: «Contrapposizioni, lentezze, esitazioni, calcoli di convenienza, tatticismi e strument