Polemica Messi-Cina, il Pallone d'Oro rompe il silenzio: "Ecco perché non ho giocato a Hong Kong"

Video Lionel Messi ha rotto il silenzio e si è rivolto ai suoi tifosi cinesi con un video postato lunedì sera sul social media Weibo. Il campione argentino ha definito "totalmente false" le speculazioni secondo cui avrebbe saltato la partita della sua Inter Miami a Hong Kong per motivi politici. La star sudamericana era stata accusata di aver deluso il pubblico locale saltando l'incontro in calendario, malgrado i biglietti fossero stati venduti anche a 600 dollari. "Ho fatto tantissime cose in Cina: interviste, giochi ed eventi. Ci sono stato anche altre volte e lì ho giocato con Barcellona e la nazionale argentina"; ha continuato Messi. Il Pallone d'oro ha ribadito che l'assenza era dovuta a un'infiammazione ai muscoli delle gambe. Questo video di Messi è l'ultimo atto di una saga iniziata il 4 febbraio, quando decine di migliaia di tifosi erano rimasti delusi perché il numero 10 era rimasto in panchina nell'amichevole vinta dall'Inter Miami per 4 a 1 contro la selezione locale Hong Kong XI. Il Consumer Council della città aveva ricevuto più di 1.350 reclami da tifosi locali e turisti recatisi a Hong Kong per la partita. Tatler Asia, la società organizzatrice dell'evento, aveva detto che avrebbe rinunciato ai sussidi governativi e offerto ai fan un rimborso del 50% del biglietto. Nel mezzo della diatriba, il Global Times, il tabloid nazionalista cinese del Quotidiano del Popolo, aveva ventilato in un editoriale possibili "motivi politici" dietro l'assenza in campo di Messi, suggerendo che forze esterne stessero "cercando deliberatamente di mettere in imbarazzo Hong Kong". La Federcalcio di Pechino, in seguito, aveva cancellato due amichevoli dell'Argentina previste per marzo, contro la Nigeria a Hangzhou e la Costa d'Avorio a Pechino. Video Reuters

Migranti, Piantedosi: "L'elenco dei paesi sicuri passa da 22 a 19"

Video Nel corso della conferenza stampa che ha annunciato la lista dei paesi sicuri in cui poter effettuare i rimpatri di migranti, il ministro dell'interno Matteo Paintedosi ha spiegato che "l'elenco coinvolge 19 paesi e non più 22" aggiungendo anche che le nazioni tagliate fuori sono Nigeria, Colombia e Camerun, in quanto ritenuti paesi non sicuri. "Teniamo in  considerazione il principio introdotto dalla Corte di giustizia Europea". I paesi considerati sicuri nel decreto sono: Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d'Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia.   LEGGI L'ARTICOLO

Migranti, tutti i numeri del disastro: gli sbarchi verso il record del 2016. Ecco cosa sta succedendo nel Mediterraneo e perché la linea dura non ha funzionato

Perché così tanti in così poco tempo? È inutile andare dietro a teorie complottistiche e a grandi discussioni di geopolitica: in tutta la settimana precedente il maltempo e il mare grosso avevano di fatto azzerato le partenze che sono quindi riprese al primo cielo sgombro di nubi

Fabio Albanese