Video Un colonello della polizia investigativa del Cairo sarebbe stato in possesso del passaporto di Giulio Regeni prima di effettuare la perquisizione, il 24 marzo del 2016, nell'abitazione dove viveva uno della banda criminale che venne accusata falsamente dell'omicidio di Giulio. Il documento venne poi fatto trovare in quell'appartamento dalle autorità egiziane. E' quanto emergerebbe da un audio che la Procura di Roma ha chiesto di acquisire agli atti del processo a carico di quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani. L'audio, secondo quanto ha affermato il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, sarebbe stato fatto da un testimone che ha ascoltato una delle persone presenti nell'appartamento durante la perquisizione della polizia. In aula è stato, poi, mostrato un video, preso da fonti aperte e già noto in Italia, in cui vengono intervistati i parenti della presunta banda di criminali. Dalle loro affermazioni e in base a quanto riferito dal colonello del Ros, Onofrio Panebianco, è emerso inoltre che alcuni oggetti, come il portafogli, porta occhiali e auricolare, trovati nell'appartamento e consegnati anni dopo agli inquirenti italiani, non appartenevano a Regeni.
La Finanza negli uffici e nell’abitazione dell’amministratore delegato Cannarsa sotto inchiesta per tentato peculato
A CURA DELLA REDAZIONE
Alcuni giorni fa è morto a soli 62 anni Mariusz Marian Sodkiewicz, anche lui dipendente Rai, anche lui per esposizione all’amianto
La denuncia alla Procura di Roma: «È un atto straordinario, ma dopo 20 giorni di attesa e incongruenze non potevamo aspettare ancora»
Domani l'audizione al Copasir del direttore dell'Aisi
La premier blinda il sottosegretario ma non difende Santanchè: «Il suo caso è diverso»
ILARIO LOMBARDO, LUCA MONTICELLI
Video "Per una identica vicenda una denuncia fu archiviata dalla Procura di Roma. Me ne vado più sereno di quanto qualcuno può pensare". Così l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, dopo la condanna a 2 anni e 8 mesi per riciclaggio in merito alla vicenda della casa di Montecarlo. Condannati anche la compagna Elisabetta Tulliani, a 5 anni; 6 anni al padre Sergio e al fratello della donna, Giancarlo Tulliani. La Procura di Roma nella scorsa udienza aveva sollecitato una condanna a otto anni di reclusione per Fini, che oggi era in aula, e nove anni anni per Tulliani. Dieci anni di reclusione sono stati chiesti invece per Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini e cinque per il padre Sergio. A tutti è contestato il reato di riciclaggio. L'ARTICOLO Gianfranco Fini condannato a due anni e otto mesi per la casa di Montecarlo
Quarantacinque metri quadri in Boulevard Princess Charlotte venduti per 300 mila euro
Il procuratore di Roma aveva inviato l’iscrizione al registro degli indagati di Meloni, Salvini, Piantedosi e Nordio per la gestione del caso Almasri
A CURA DELLA REDAZIONE
Vlasta Studenicova, italo-slovena, madre del ragazzo incaprettato dalla polizia americana durante un arresto: «Il poliziotto ha messo le ginocchia sul petto di mio figlio che in quel modo modo non riusciva più a respirare»
grazia longo