Quando la mafia uccideva d’estate
Gli omicidi del commissario Beppe Montana e del vicequestore Ninni Cassarà. Nel 1985 il sacrificio di due uomini di legge che sono stati inghiottiti dalla “palude”
Francesco La LicataGli omicidi del commissario Beppe Montana e del vicequestore Ninni Cassarà. Nel 1985 il sacrificio di due uomini di legge che sono stati inghiottiti dalla “palude”
Francesco La LicataLa figlia del Cavaliere scrive al Giornale: non ci si ferma neanche di fronte alla sua scomparsa
Il professionista è un dipendente del Comune. In cella anche il tecnico radiologo che fece la Tac al superlatitante dopo la scoperta della malattia e un operaio che gli fornì un’utenza telefonica. Sono in corso perquisizioni in Lombardia e nella provincia di Trapani
andrea siravoMaurizio Delucia: è uno strumento utile per colpire i disvalori
giuseppe legatoil casoNon era in un bunker sottoterra in Calabria, ma a Genova, inginocchiato a pregare nella centralissima cattedrale di San Lorenzo. «Chi siete?» domanda a tre investigatori in borghese. «I carabinieri del Ros» rispondono e lì la paura dipinta sul volto di Pasquale Bonavota, il boss bambino che g
Il ministro della Giustizia Nordio: «Lo Stato riconoscente a lunga schiera martiri»
Le carte dell’indagine che ha portato all’arresto del noto ristoratore Mario Di Ferro. Nell’inchiesta è finito anche l’ex presidente della giunta regionale
giuseppe legatoil casoRiccardo ArenaConiano un neologismo - "scarantinizzazione" - che è brutto da leggere e da pronunciare, ma è ancora peggio se si pensa al significato che i giudici di Caltanissetta gli attribuiscono: avere consentito a un picciotto di borgata di condizionare la Giustizia, al punto da avere pub
m. grazia piccalugaMartedì Giancarlo Caselli, che ha guidato la Procura di Palermo ma è stato in prima linea nei principali fatti italiani, dal terrorismo ai No Tav, incontrerà gli studenti del liceo Copernico di Pavia, nell'ambito del ciclo "Incontri con la scuola" promosso da Costantino Leanti. Do
Sgominato il clan guidato da Salvino Sorrentino, che dava ordini anche dal carcere, e dal giovane erede Vincenzo. Oltre al reato di associazione mafiosa, aggravata dall’uso di armi, si occupavano di traffico di stupefacenti dalla Calabria
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