Video Le famiglie palestinesi hanno iniziato a fuggire anche da Rafah, l'ultima città della Striscia di Gaza in cui l'esercito israeliano (Idf) non ha ancora effettuato un'operazione di terra, se si esclude il raid di lunedì per liberare due ostaggi. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato l'offensiva di terra a Rafah, dove al momento vivono oltre 1,3 milioni di persone tra residenti da prima del 7 ottobre e rifugiati degli ultimi mesi. La città secondo l'Idf è ancora sotto il controllo di Hamas.
Video Madre, padre e figli vivono in una tenda di nylon costruita con mezzi di fortuna lungo il muro che segna il confine con l'Egitto e cercano come possono di occuparsi di due sorelle disabili. Sono fuggiti dalla loro casa, nella striscia di Gaza, a seguito dei massicci attacchi israeliani. "Non possiamo muoverci - spiegano - siamo arrivati al confine con l'Egitto, ma non possiamo andare da nessuna parte. Moriremo qui o torneremo indietro e moriremo nelle nostre case". Nei giorni scorsi il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato ai vertici militari di sviluppare un piano di evacuazione di Rafah, prevedendo poi un massiccio attacco che mira a distruggere le milizie di Hamas.
Dalla solidarietà subito dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre all’isolamento globale. Dopo un anno e mezzo, Israele paga il prezzo politico e morale della sua reazione a Gaza
Israele, Sud Corea, Giappone e Italia sono andati o andranno a breve a Washington. Leader politici, ma anche di aziende transnazionali, discutono. L’amministrazione americana invita molti paesi a pensare in modo bilaterale e creativo, non solo al commercio, nelle trattative
Liveblogging Usa e Israele, intesa per evitare che l’Iran saboti la pace in Libano. Migliaia di cittadini tornano al sud, dove trovano le case distrutte e affrontano gli spari dell’Idf
a cura della redazione
«L'offensiva più pesante da anni, almeno 200 morti». Forze speciali russe al fianco di Assad
Video "Stiamo intensificando la guerra a Gaza. Continueremo a combattere fino alla vittoria finale su Hamas". Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu aggiungendo che "questa è l'unica maniera per far tornare gli ostaggi, eliminare Hamas e assicurarci che Gaza non sia più una minaccia per il Paese". Il primo ministro israeliano Netanyahu afferma che la guerra a Gaza sta richiedendo un "prezzo molto alto" poiché il bilancio dei soldati israeliani uccisi negli scontri con i militanti di Hamas nella Striscia è aumentato durante il fine settimana.
Il primo ministro israeliano spiega sul Wsj quali sono i tre requisiti per interrompere il conflitto tra Israele e Hamas. Nessun accenno agli ostaggi
A soli tre giorni dall’elezione il Pontefice rivela la stoffa da leader. Il suo invocare la fine delle ostilità è un messaggio diretto a Putin
Video Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato alla nazione dopo la morte dei tre ostaggi uccisi per errore dall'Idf a Gaza. Netanyahu ha ribadito che "dopo l'eliminazione di Hamas, la Striscia di Gaza sarà smilitarizzata e posta sotto il controllo di sicurezza di Israele". Il premier israeliano ha inoltre sostenuto che mantenere la pressione militare sia necessario "sia per garantire il ritorno dei sequestrati sia per ottenere la vittoria sui nostri nemici". Hamas dovrebbe detenere ancora 129 ostaggi israeliani (secondo Haaretz).
Guerra Israele-Hamas, le notizie di oggi