In 200 ad ascoltare Don Ciotti, il 21 marzo la manifestazione in ricordo delle vittime innocenti delle mafie si terrà a Torino

Video «La mafia dalla Sicilia risalirà l’intera penisola per forse portarsi anche al di là delle Alpi». Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, cita don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare italiano. Ivrea e il suo locale della ’ndrangheta recentemente certificato dalla Corte d’Appello di Torino, lo sanno bene. Don Ciotti lo ribadisce e spiega che quella frase è estendibile a tutte le mafie: «Non è un problema che riguarda qualche paese del Sud, la ’ndrangheta calabrese non è da confondere con il meraviglioso popoloso calabrese, non sono i clan che possono togliere la bellezza a un popolo. La ’ndrangheta è diffusa in 5 continenti e 42 paesi del mondo». Ivrea è solo un tassello infinitesimale di una galassia criminale.
Eppure Ivrea c’è, almeno l’Ivrea di chi, in città, non si riconosce nel sistema mafioso. Perché giovedì sera, allo Zac, c’erano almeno 200 persone ad ascoltare don Ciotti, mai stanche di sentire la storia di Carmela Montinaro, madre di Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone morto durante la strage di Capaci del 23 maggio 1992. La donna disse a Don Ciotti, piangendo durante una celebrazione: «Perché non nominano mai il nome di mio figlio?». Ed è queste una delle storie da cui nasce la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, che il 21 marzo, il primo giorno di primavera, simbolo di rinascita, si celebrerà a Torino. L’esigenza è quella di nominare, di spaccare il velo del silenzio che sfocia in omertà, cosa oggi non più scontata. Sul palco insieme a don Ciotti c’erano Giulia Toffanin, di Libera Piemonte, e Andrea Gaudino, consigliere comunale di Laboratorio Civico ed esponente di Libera Ivrea. «Stiamo cercando di organizzare con Libera dei pullman per Torino per quel giorno - spiega Gaudino - per garantire la partecipazione a tutti, visto che per due mesi saremo senza treni». A portare il saluto dell’amministrazione comunale, invece, è intervenuta la vice sindaca Patrizia Dal Santo, che ha ricordato l’adesione ad Avviso pubblico, associazione nata nel 1996 dagli amministratori pubblici che si sono impegnati per la legalità

Barbara Torra

Milano: esposta l'auto della scorta di Giovanni Falcone, simbolo della lotta alle mafie

Video A Milano è stata esposta la Teca della "Quarto Savona 15", l'auto di scorta dei poliziotti che proteggevano il giudice Giovanni Falcone e che persero la vita con lui nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. L'iniziativa, ospitata alle Colonne di San Lorenzo e accompagnata da una automoteca Avis, nasce per promuovere tra i giovani la cultura della legalità e della solidarietà, legando la memoria delle vittime delle mafie all'importanza della donazione del sangue. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha invitato i milanesi a compiere questo atto di generosità che permette di salvare molte vite, come nel caso dell'ispettore di Polizia Christian Di Martino, ferito gravemente in servizio nel maggio 2024 e sopravvissuto grazie a diverse trasfusioni. All'evento hanno partecipato i rappresentanti delle istituzioni e i familiari delle vittime.

Strage via D'Amelio, Salvatore Borsellino: "L'ultima telefonata, quando gli dissi 'Paolo vai via'"

Video A 33 anni dalla strage di via D'Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, ecco la testimonianza del fratello Salvatore Borsellino e dell'operatore che arrivò per primo sul luogo dell'attentato, Peppino Di Lorenzo. Il video, tratto dal documentario di Antonio Nasso "L'anno del diluvio" ci riporta a quei giorni drammatici attraverso gli occhi di due testimoni importanti. Nel 1992, a 57 giorni dalla morte di Giovanni Falcone, con l'assassinio di Borsellino e di cinque agenti, il Paese, colpito da una nuova tragedia, sprofondò in un incubo, la mafia degli anni Novanta.  Il documentario “L'anno del diluvio” di Antonio Nasso, disponibile integralmente sul sito di Repubblica