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Andrea Morana / PaviaUna pizza presa con gli amici a fine serata, prima di rientrare a casa, è costata la vita a Gabriele Vaccaro. Quella stessa pizza che non avrebbe mai mangiato e sarebbe rimasta dentro al cartone, appoggiata al cruscotto dell'auto su cui viaggiava. È la tragica sintesi di quanto è emerso dagli interrogatori ai membri del gruppo che nella notte tra sabato e domenica ha aggredito il 25enne e la sua compagnia nel parcheggio dell'ex area Cattaneo. Il 25enne è morto in ospedale all'alba dopo essere stato colpito con un cacciavite (o un punteruolo, l'oggetto non è ancora stato trovato) intorno alle 3.30. La polizia ha ascoltato cinque ragazzi, due dei quali minorenni. Un 16enne residente a Pavia è stato fermato con l'accusa di omicidio, gli altri quattro rischiano una denuncia per omissione di soccorso.La ricostruzioneGli agenti di polizia hanno lavorato fin dalle prime ore del mattino di domenica per ricostruire la vicenda. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno chiarito la dinamica. Verso le 3.30 Vaccaro e i suoi amici arrivano al parcheggio dell'ex area Cattaneo. Qui incontrano un gruppo di cinque giovani con cui sembra ci sia una discussione. Poi solo uno dei cinque fa un passo avanti e aggredisce il 25enne, colpendolo al collo con un oggetto non ancora identificato dagli investigatori. Poi la banda dell'aggressore scappa. Gli amici di Vaccaro decidono di portarlo nell'abitazione del Vallone, dove il ragazzo alloggia, per medicarlo. Non pensavano che quella stessa ferita potesse ucciderlo, come sarebbe invece successo poco dopo.Domenica sera in questura sono stati portati tre dei cinque ragazzi che hanno teso l'agguato nel parcheggio (gli altri due sono stati ascoltati ieri). Uno di loro non ha risposto alle domande degli inquirenti. Si tratta del 16enne, italiano di origini egiziane, che alla fine degli interrogatori sarebbe stato fermato per l'omicidio. Il giovane si trova ora in custodia cautelare nel carcere per minori Cesare Beccaria, a Milano. I suoi amici invece avrebbero collaborato con gli agenti di polizia. Le loro testimonianze confermano l'ipotesi, già emersa nelle ore successive al delitto, dell'aggressione avvenuta per futili motivi. Vaccaro e la sua compagnia sarebbero stati presi di mira dalla banda con la scusa delle pizze, che avevano preso mentre rientravano dalla serata passata in centro. «Barcollate, non riuscite neanche a portare le pizze. Datele a noi», sarebbe stata a grandi linee la provocazione a loro rivolta. Da qui sarebbe nato un breve battibecco, poi il 16enne è scattato contro il 25enne ferendolo a morte. Anche Christian Giallombardo, che era insieme a vaccaro, è stato ferito. Rimane ricoverato, ma le sue condizioni non preoccupano. Dovrebbe uscire dall'ospedale in pochi giorni.La videosorveglianza riprende anche la banda dell'aggressore scappare subito dopo l'accoltellamento. L'auto su cui viaggiavano era parcheggiata vicino allo spazio dell'ex area Cattaneo, dove uno di loro quasi un'ora dopo sarebbe tornato per recuperarla.Il giorno dopoGabriele Vaccaro era originario di Favara, un comune da poco più di 30mila abitanti in provincia di Agrigento. Si era trasferito a settembre per lavorare in un centro logistico delle Poste di Stradella. Qui aveva trovato ad attenderlo una comunità di compaesani, sparsi tra le province di Pavia, Varese, Bergamo e non solo. Gli stessi compaesani che da domenica mattina si sono riversati al San Matteo per un ultimo saluto e per stare vicini alla famiglia. Nel pomeriggio era arrivato il padre, che ha raggiunto Pavia insieme al suocero di Gabriele Vaccaro. La madre invece è rimasta a Favara, ancora troppo sconvolta per riuscire a prendere un volo.Il flusso di compaesani non si è interrotto neanche ieri. Il corpo della vittima si trova nel dipartimento di Medicina legale del San Matteo e qui è arrivato un amico della famiglia che abita da anni a Trivolzio. «Non conoscevo Gabriele perché sono qua dagli anni '80, ma conosco bene il padre e la madre - racconta commosso -. Sono persone fantastiche, generose, lavoratori seri e rispettosi. Questa notizia mi ha distrutto e sono venuto qui sperando di incontrarli per star loro vicino». --