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pavia«Riservato, elegante, mai piacione. Non immediato. Faceva soggezione. Ma quando capivi la sua sostanza, scoprivi una grande umanità». È il ritratto che Claudio Vela fa del suo maestro, Cesare Bozzetti, filologo rigoroso, allievo del collegio Ghislieri, docente dell'Università di Pavia, protagonista appartato ma decisivo di quella stagione straordinaria della "scuola pavese" che ha visto convivere e dialogare personalità come Maria Corti e Cesare Segre.Ibis edizioni di Pavia, che nel 2023 ha inaugurato una collana intitolata Scuola italiana, dà ora alle stampe due nuovi volumi: Cesare Bozzetti 1925-2025 a cura di Claudio Vela e Storia europea del Cinque maggio. Fortuna e tradizione dell'ode napoleonica di Alessandro Manzoni di Riccardo Lombardo. A cento anni dalla nascita di Bozzetti, Fondazione Maria Corti, con il suo presidente Giorgio Panizza, presenta giovedì il volume di Vela: alle 16 in aula VII, dove il Boz come lo chiamavano con affetto i suoi allievi, ha tenuto spesso lezione. Saranno presenti Mauro Novelli (presidente del Centro Nazionale di Studi Manzoniani), Andrea Comboni (Università di Trento) e Massimo Danzi (Università di Ginevra). «Della scuola pavese di filologia Cesare Bozzetti è stato uno dei maestri, tanto più determinante quanto con passione pressoché esclusiva dedito all'insegnamento e alla presenza costante appunto nella scuola, con gli allievi e tra i colleghi - spiega Panizza -. Per la Fondazione Maria Corti, che ha il nome di una delle protagoniste di quella storia, non poteva esserci occasione migliore non solo per commemorare un collega e amico, ma per raccogliere attorno al libro che lo ricorda l'"autobiografia" di un percorso collettivo che ha dato agli studi di italianistica e in generale di letteratura un contributo decisivo. Senza alcuna intenzione apologetica o nostalgica, ma per misurare i bisogni della filologia e della storiografia in un mondo rivoluzionato, attraverso la memoria viva delle maestre e dei maestri». Il volume su Bozzetti, opera di Claudio Vela, ma di fatto anche testo collettivo, raccoglie intorno a sé tutta la collana, dal libro di Albonico, che ha la sua ragione nella scuola pavese degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, a quello manzoniano, la cui ricerca è davvero anche filiazione di un percorso di studi che si è irradiato dal Ticino. Insieme alla Fondazione Maria Corti, si è associato nel realizzare l'incontro anche il "Centro studi di filologia e letteratura italiana. Biblioteca Gianandrea e Franco Gavazzeni". --m.g.p.