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la storiaSerena Simula / vogheraAgo e filo per stare insieme, stringere amicizie e fare comunità. Ma anche per imparare una cosa nuova, tornare a muovere le mani e a sperimentare un'attività che fino a pochi anni fa era alla portata di tutte le donne, ma che adesso è sempre meno praticata. Nasce così il "Laboratorio di sartoria sociale" che due amiche, Laura Laera e Michela Gasparri, hanno aperto all'interno della sede di Fondazione Adolescere in viale Repubblica.Per loro, che questo progetto lo avevano in mente da tempo, un piccolo sogno che si avvera: prima ancora di partire, pochi giorni fa, avevano già una ventina di iscritte, e un calendario che si è rapidamente riempito fino a giugno. «Per un anno e mezzo - spiegano Laera e Gasparri - abbiamo cercato un posto per sviluppare questa idea, ma non trovavamo nessuno disposto a darci una stanza tutta per noi, in cui lasciare il materiale e ritrovarci in maniera regolare. Così siamo andate in commissione pari opportunità e abbiamo incontrato Adolescere, che ci ha dato grandissima disponibilità. Abbiamo allestito lo spazio con un laboratorio permanente e abbiamo pubblicato la locandina: non ci aspettavamo un successo del genere». Lo scopo non è tanto quello di diventare dei fenomeni delle cuciture (anche se le basi, in quattro incontri, vengono insegnate) quanto piuttosto costituire un punto di aggregazione. Per questo si chiama "sartoria sociale", ed è aperto a tutti; uomini e donne, di ogni livello.«Alcune persone ce le ha segnalate Adolescere, ma molte altre sono arrivate spontaneamente. L'età media al momento è altina, ma ci sono anche un paio di ragazze delle superiori. Lo facciamo a piccoli gruppi il martedì mattina e pomeriggio e il giovedì mattina perché abbiamo poche macchine da cucire, ma non escludiamo di allargare le attività a chi, per esempio, volesse approfondire l'uncinetto o il ricamo. Al momento abbiamo già una lista d'attesa». Laura Laera, che per 18 anni ha avuto la sartoria in viale del Lavoro, sta per chiudere la sua attività, e ha quindi più tempo per dedicarsi al volontariato: «Faccio corsi anche in carcere - spiega - e credo nel valore della condivisione di un lavoro manuale. Mentre si cuce si parla, ci si conosce e confronta facendo qualcosa che ci piace. E l'affluenza dimostra che ce n'è tanto bisogno». --