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PAVIALa protesta dell'altra sera a Torre del Gallo riporta alla mente la rivolta, più grave per conseguenze e numero dei coinvolti, dell'8 marzo 2020. Quella sera, in piena emergenza Covid, i detenuti del carcere di Pavia, sull'onda delle proteste andate in scena in diverse carceri italiane, organizzarono una sommossa contro il blocco dei colloqui e, in generale, le condizioni di detenzione e sovraffollamento delle celle durante l'emergenza sanitaria, che avrebbero aumentato il rischio di contagio. Alla fine alcuni detenuti riuscirono a salire sui tetti del carcere e, infine dopo una difficile mediazione, tornarono nelle loro celle. Secondo il bilancio dei vertici del carcere la notte di rivolta, durata sette ore, comportò un danno di circa mezzo milione di euro, tra porte divelte, arredi e materassi incendiati, estintori svuotati. Tre agenti della polizia penitenziaria rimasero feriti nel tentativo di reprimere la ribellione. Le indagini si avvalsero oprattutto delle relazioni degli agenti in servizio quella sera, che avevano dovuto riportare la situazione alla calma. Alla protesta parteciparono 200 detenuti del carcere, ma gli accertamenti portarono a identificarne poco meno di un centinaio. Da quell'indagine è scaturito un maxi processo, che si è chiuso a dicembre dello scorso anno con 51 condanne, ma con pene ridotte e reati derubricati rispetto alle contestazioni, e 17 assoluzioni. Le pene complessive, non più per devastazione e saccheggio come voleva la procra bensì per danneggiamenti e solo in alcuni casi per resistenza a pubblico ufficiale, hanno superato di poco i 130 anni di carcere. --m.fio.