l'iniziativa
Daniela Scherrer / paviaRitorna in scena oggi nella casa circondariale di Torre del Gallo "Alice nel paese delle meraviglie (il lato oscuro della felicità)", lo spettacolo della compagnia di teatro carcere "Uomini senza Barriere". Si tratta di una replica del lavoro che Stefania Grossi ha svolto con le persone detenute. Sarà proposto agli studenti dell'istituto Cossa di Pavia che in istituto ha due classi scolastiche. Saranno presenti tra studenti e professori 180 persone.«L'esperienza di teatro in carcere è un percorso che senza togliere niente al momento artistico e creativo dello spettacolo - spiega Grossi, che da anni fa teatro in carcere - ha come obiettivo principale la maggior consapevolezza di sé di chi partecipa come attore. Realizzare questo in un contesto di detenzione è una scommessa etica e umana: significa offrire un'opportunità di riscatto e di crescita che niente toglie alla pena e che anzi la ripulisce da un valore solamente punitivo rendendola un momento alto di crescita e reinvenzione della vita della persona detenuta». Da oltre dieci anni "Uomini senza Barriere" porta avanti questo cammino. La rappresentazione odierna, in programma alle 10.30, è rivolta agli studenti e alle studentesse dell'istituto Cossa, che già collabora con l'istituto di pena con due sezioni scolastiche. L'obiettivo è preciso: avvicinare i giovani alla realtà del carcere attraverso il teatro e permettere loro di entrare in contatto con una parte di umanità che sono le persone detenute, attraverso un incontro capace di mostrare una parte sconosciuta e spesso negata di chi è sul palco. «Per imparare ad eliminare il pregiudizio, lo stigma ed ogni barriera inutile e scoprire che è possibile trovare la propria parte positiva - prosegue Grossi- la preside dell'istituto ha voluto fortemente questo momento e incoraggiato la scuola a partecipare». Il lavoro che quotidianamente si porta avanti è in continua condivisione con la direzione e col personale educativo, ritenendo l'attività teatrale uno strumento forte di riflessione e dunque di possibilità per il detenuto di rivedere se stesso da un'altra posizione e sotto una luce differente, superando l'immagine di sé identificata col proprio reato. --