Senza Titolo

Luca Simeone / paviaTutt'altro che il classico convegno di ricercatori, ma quasi uno show che ha mescolato interventi scientifici e tecnici dal taglio divulgativo, duelli tra tesi contrapposte, intermezzi musicali (dell'ottimo GnuQuartet), giochi di luci e maxischermi che hanno reso ancora più suggestivo il Fraschini, che ospitava l'evento.È stato questo l'Itir summit 2026, appuntamento annuale dell'Istituto di ricerca multidisciplinare dell'Università al quale afferiscono 81 ricercatori e presieduto dal professor Stefano Denicolai. Il titolo scelto stavolta era "Bagliori rossi", dove il rosso è un richiamo alla linea che segna il confine estremo raggiunto dalla ricerca, che ha superato limiti che sembravano impossibili e che stimola una domanda: «È giusto - si è chiesto Denicolai - continuare a spingerla sempre più avanti o c'è una linea da non superare?».l'indagine sull'IAUn dubbio che riguarda anzitutto il tema di partenza della sessione plenaria del summit e anche un po' il filo conduttore: l'Intelligenza artificiale. A questo proposito, Denicolai ha presentato i risultati di un'indagine sulla sua diffusione tra le aziende e sulla capacità di governarla: 5.294 sono stati i rispondenti tra manager, esperti e dipendenti. «Spesso le aziende fanno sperimentazione con l'IA ma faticano a trasformarle in valore concreto», ha spiegato il presidente dell'Itir . I risultati dicono che l'88,6% delle imprese sondate usa quella generativa, cioè in grado di creare una serie di contenuti e analizzare una grande quantità di dati (è il caso dell'ormai noto ChatGpt e simili), e ben il 53,6% quella agentica, capace di risolvere problemi complessi, valutare una situazione e indicare decisioni da prendere, interagire con l'ambiente esterno.Quando però si passa «all'impatto sul vantaggio competitivo la percentuale è molto più bassa - ha detto Denicolai - solo il 13,3%, che però si alza al 43% quando c'è modello di IA governance: ovvero quando l'azienda riesce a controllare e gestire l'Intelligenza artificiale creando ruoli ad hoc, strutture e processi adatti. Ma qui dov'è la linea rossa da non superare? Il limite in genere viene identificato nel rischio di perdere posti di lavoro. Ma in realtà tra gli oltre 5mila che hanno risposto alla nostra indagine questa paura figura solo al quarto posto. Al primo, indicata dal 61%, c'è quella di essere troppo dipendenti dall'IA - la "passivizzazione cognitiva" - il rischio di perdere il proprio know-how. Eppure non di know-how vero si tratta, perché l'Intelligenza artificiale sa replicare ma non decidere: ecco perché delegare eccessivamente, soprattutto quando non si hanno le competenze, può essere pericoloso». l'omaggio a golgiDenicolai ha anche annunciato l'avvio dell'Itir Mind Lab che si propone di studiare l'interazione tra uomo e IA. E a proposito di linea rossa, c'è un filo che lega in qualche modo Pavia all'Intelligenza artificiale: lo ha spiegato nel primo intervento della giornata Paolo Mazzarello, professore di Storia della medicina, con un tributo a Camillo Golgi a cento anni dalla morte, ai suoi studi sulla struttura del cervello e ai primi annunci delle scoperte che hanno poi portato alle neuroscienze, alle ricerche successive sul cervello e allo sviluppo della teoria dei neuroni.La contrapposizione con la sfera emozionale come ultimo ambito umano ancora inaccessibile - almeno per ora - all'Intelligenza artificiale è stato un altro dei temi dibattuti nella sessione mattutina al Fraschini (moderata dal giornalista Giampaolo Colletti), assieme a quelli legati alle sfide in campo sanitario ed energetico e geopolitico-finanziario. Nel complesso sono stati 959 gli iscritti all'Itir summit, proseguito nel pomeriggio in varie aule universitarie su temi specifici. --