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A. Dowlatshahi / PaviaC'è chi passa, accosta, legge il tabellone con i prezzi e riparte scuotendo la testa. Ma c'è anche chi non può fare a meno di fermarsi e fare il pieno. Perché usa l'auto o la moto per andare al lavoro, o per portare i figli a scuola. E allora lo stop al benzinaio più vicino (o più conveniente) è d'obbligo, nonostante il generale rincaro dei prezzi dei carburanti dovuto all'escalation militare in Medio Oriente. Rincaro che, a livello nazionale, vale mediamente 9,2 centesimi in più per la benzina (fino a 1,76 euro al litro) e 18,9 centesimo in più per il gasolio (fino a 1,91 euro al litro) in modalità self service.«Siamo preoccupati: è probabile che nei prossimi giorni il costo del carburante si alzerà ancora, non siamo ancora al tetto massimo», dice Andrea Pischedda, titolare della stazione Eni in via Torquato Tasso. «L'aumento dei prezzi dei carburante c'è stato: rispetto al 26 febbraio, la verde è salita di otto centesimi, passando da 1,70 euro al litro a 1,78». Balzo in avanti anche per il diesel, passato nel giro di dieci giorni «da 1,74 euro al litro a 1,91, con un margine di diciassette centesimi». E aggiunge: «I prezzi sono alti ma comunque più convenienti che altrove». Tanto che ieri mattina in via Tasso non mancavano i clienti bisognosi di rifornimento. «È vero che la benzina è aumentata e si sente - spiega Cristiano Deleani, dopo aver fatto il pieno di gasolio - ma cosa ci possiamo fare: durante la settimana ci sono i bambini da portare a scuola e io devo andare a lavoro: il carburante è un bene di prima necessità, non posso farne a meno». Come lui la pensa Vita Babin, ucraiana, alla guida di una Suzuki: «L'auto mi serve per girare in città: non posso pensare di spostarmi in un altro modo». Per Pietro Gino, dipendente di un'azienda edile di Pavia, rinunciare al furgoncino è fuori discussione: «Lo uso per andare al lavoro, ogni sabato devo fare il pieno per poterlo usare durante la settimana», commenta prima di prendere in mano la pompa del gasolio. E così, nonostante i rincari, non mancano gli autisti che fanno tappa all'Eni Station di via Tasso. Anche perché, spiega ancora Pischedda, «non vale il ragionamento "metto solo 10 euro di benzina oggi per fare il pieno settimana prossima, in modo da risparmiare": nei prossimi giorni sono quasi certo che l'azienda farà ulteriori ritocchi e i prezzi alla pompa saranno più alti». Un pensiero condiviso da Carlo Faggioli: «Il vero problema ci sarà fra due settimane se non si sblocca la situazione dello Stretto di Hormuz», dice dopo aver pagato per il pieno di benzina. E poi punta il dito contro la filiera dei distributori, sospettando «che ci sia qualcuno che fa speculazione, nonostante non ci sia una reale carenza di carburante in stoccaggio». A preoccupare Francesco Gariboldi, invece, non è il rincaro alla pompa ma l'eventuale allargamento della guerra in Medio Oriente: «Aumenteranno i prezzi, come sono aumentati in passato: ce ne faremo una ragione. Ciò che però non possiamo tollerare è che il conflitto coinvolga anche il nostro Paese». --