le reazioni

voghera«Serviva, senza se e senza ma»: è questo il commento, a caldo, dei medici che erano presenti ieri all'evento di presentazione del nuovo padiglione dell'ospedale di Voghera. Primari di lungo corso e neolaureati, tutti hanno espresso parere positivo in merito a quanto mostrato loro dai referenti tecnici del progetto, gli ingegneri Roberto Guarnaschelli (per Asst) e Fabrizio Pizziconi (per Artelia). I due hanno illustrato praticamente come verrà sviluppata la nuova struttura, insistendo sulla separazione dei percorsi dedicati al personale sanitario da quelli dedicati ai visitatori e ai pazienti ma anche sulla funzionalità con cui sono stati studiati i vari ambienti. «Questo della funzionalità è un tema importante - dicono alcuni camici bianchi - perché ad oggi i locali, pur a norma, sono comunque vetuste, riadattati di volta in volta per cercare di soddisfare delle esigenze lavorative per cui non erano stati pensati». Cosa significa? Traducono: «In primo luogo, banalmente, che lavoriamo in sicurezza, sì, ma scomodi. E questo significa allungare i tempi, non raggiungere gli standard di performance più alti, e così via. Poi, in secondo luogo, che abbiamo delle limitazioni: anche se i nostri strumenti, mediamente, sono all'avanguardia, non tutti gli ultimi ritrovati possono adeguarsi ai nostri spazi attuali. Ci sono macchinari che pesano, che ingombrano, o che vanno alimentati in un modo che attualmente non è possibile garantire». Costruire a nuovo, quindi, tenendo presente tutte le esigenze dei medici, è decisamente meglio che provare, ancora una volta, ad adattare l'esistente. Cosa che, peraltro, all'ospedale di Voghera si può fare in maniera relativa, perché parte della struttura è comunque vincolata dalla Soprintendenza. Quindi, di fatto, progetto approvato. E approvata anche la strategia politica: in effetti, confermano i dottori, lavorare in un ospedale che ha un piano di investimenti concreto sul proprio reparto, sicuramente invoglia a presentarsi al concorso. -- s.sim