l'allevatore
CORTEOLONARestano in sofferenza gli allevamenti suinicoli pavesi, nonostante Bruxelles lo scorso settembre avesse cancellato, per la provincia di Pavia, la zona di restrizione III, quella con le regole più severe che fermavano la movimentazione dei maiali. Si era così accesa una luce nel tunnel in cui erano finite oltre 70 aziende bloccate da due anni a causa della Psa. Questo aveva comportato un allentamento delle misure di restrizione e la possibilità di riaccasamento, cioè di ripopolamento delle stalle vuote. Ma la situazione rimane da bollino rosso per un comparto che vantava un potenziale economico di quasi 219 milioni di euro e dava lavoro a circa 400 persone. «Il settore suinicolo è in crisi e ora ci auguriamo che il mercato abbia un'inversione di marcia», spiega Chicco Arioli, veterinario e contitolare dell'azienda agricola "Arioli-Sangalli". «A fine agosto 2024 siamo stati travolti dal virus della Peste suina africana e siamo stati costretti ad abbattere 6mila capi, come prevede, per ragioni di sicurezza, la normativa vigente - racconta Arioli -. Ora, finalmente, siamo riusciti a ripartire, ripopolando l'allevamento, rimasto vuoto quasi un anno e mezzo. Abbiamo riaccasato con suini da riproduzione e con suinetti acquistati in mercato libero. E, di questo, ringraziamo Ats Pavia e Regione Lombardia per l'impegno. Gli allevatori pavesi per troppo tempo sono rimasti fuori dal mercato, quando era interessante e florido, e rientrano in un periodo in cui è in difficoltà. La speranza è che quindi ci sia una ripresa in tempi rapidi». A causa della Psa, in provincia di Pavia sono stati abbattuti quasi 104mila maiali. --ST.PR.